Grande la confusione sotto il cielo…

…la situazione è eccellente!

Andy Warhol, Vesuvius
Andy Warhol, Vesuvius

Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile hanno segnato la definitiva presa d’atto dell’incontestabilità della tesi che vuole l’era berlusconiana configurarsi come “secondo Ventennio”. Aldilà della durata, i due periodi sono infatti pienamente assimilabili, a patto di tralasciare ogni giudizio di merito e di intenderli – piuttosto che come regimi, che non intendo affatto accostare – come fasi politiche capaci di cambiare profondamente volto e coscienza del Paese.

In entrambi i periodi si è lavorato a fondo sull’immaginario collettivo, liberando ed incanalando ad arte energie e pulsioni prima nascoste nella pancia del Paese, reprimendone ed estirpandone altre e, pur inconsapevolmente, creando le condizioni perché se ne accumulassero altre ancora. Rivoluzionando lo status quo si mettono inarrestabilmente in moto meccanismi spesso imprevedibili, e proprio per questo almeno in potenza positivi.

Dalle ceneri del Ventennio fascista nacquero una Costituzione ed una Repubblica, i partiti di massa, la voglia di Europa, l’Italietta e il boom, fascinazioni cinematografiche, letterarie, musicali ed artistiche libere da pastoie di regime, il ’68 e le lotte operaie, le conquiste nei diritti civili, fino al riflusso, Mani Pulite, Berlusconi; una democrazia anche suo malgrado vitale e resistente alle tentazioni autoritarie.

Dei vent’anni dalla discesa in campo del Cav. siamo ben lungi anche solo dall’intravedere la fine; quel che al contrario si può mettere agli atti è l’avvenuta “defenestrazione elettorale” della Sinistra Arcobaleno, esito estremo di una sconfitta tanto prevedibile quanto ostinatamente cercata. Per i motivi rinvio ad una disamina di mazzetta (giornalista freelance e mediattivista bolognese), che condivido appieno e cui non sento il bisogno di aggiungere alcunché.

Non c’è più un comunista in Parlamento. E chi se ne frega?

Autolesionismo, solito “tafazzismo” di sinistra? Vedete un po’ voi: io mi sento invece decisamente ottimista. E non solo perché i fatti mi hanno dato ragione, dimostrando che la pretesa che tutte le istanze ed i bisogni della società potessero ed anzi dovessero trovare esclusiva espressione e legittimità nell’ambito della rappresentanza parlamentare e del bon ton istituzionale era illusoria e perdente, oltre che castrante e scoraggiante per tutti coloro che avrebbero ed hanno provato ad immaginare e percorrere altre strade, in ogni modo ostacolati e vilipesi.

Chi si è erto ad unico legittimo custode e depositario di idee, speranze e rivendicazioni ha finito col diventarne lo stesso – anche inconsapevole – carceriere. Opachi funzionarî del dissenso, ormai esclusivamente deputati ad officiare il ripetitivo nonché odioso rituale della distribuzione di patenti di “bravo compagno” ai fedeli alla linea, mentre ai riottosi ed ai cani sciolti spettano immancabilmente scomuniche e bolle infamanti (e non mi riferisco al pur emblematico «Nessuno può accettave una contestazione spvezzante e violenta contvo un pvotagonista della vita politica» in risposta ai sacrosanti lanci di uova e ortaggi su Giuliano Ferrara).

Nel frattempo tutto cambiava, ma i “grandi timonieri“ della Sinistra Arcobaleno non sembrano essersene minimamente accorti. A differenza di chi – in un sussulto di dignità – li ha finalmente rispediti a casa.

Il vuoto di rappresentanza che si è improvvisamente manifestato può in un primo momento anche sconcertare, ma libera allo stesso tempo enormi spazî e prospettive, di cui sarebbe un vero peccato non provare ad approfittare.

Tutti a casa? Approfittiamone!

Quale occasione migliore di questa per riaggregarsi facendo tesoro degli errori del passato, oppure per decidere di procedere in ordine sparso, ognuno secondo le proprie inclinazioni e sensibilità, ma allo stesso tempo legati da vera solidarietà di intenti e – si può ancora dire? – di classe, stabilendo giusto un minimo, agile, denominatore comune? Oppure di tornare ognuno a farsi i cazzi proprî, ma se non altro con franchezza ed onestà?

Si è spalancata una finestra: non proviamo a richiuderla prima che se ne sia uscita tutta l’aria viziata. Sbarazziamoci delle gerarchie e delle invidie connaturate alla forma-partito (peggio ancora se “partitino”), per essere liberi di usare le armi dell’intelligenza e della fantasia, con quel pizzico di situazionismo che non guasta mai. Proviamo a divertirci a spiazzare chi da noi non si aspetta ormai nulla al di fuori del più frusto dei canoni: l’interrogazioncina parlamentare col ditino alzato, i moniti del sindacalista che non firma nulla e di quello che firma tutto, la spilletta al bavero, il corteo con gonfalone, cordone, fricchettone e concertone combat-folk, il dibattito in sezione…

Finalmente orizzonti più ampî di quelli della riserva indiana della rappresentanza parlamentare, in cui i bolsi capitribù, intontiti dal cattivo whiskey, potevano ormai giusto inscenare pallide imitazioni di riti e danze di cui nemmeno loro ricordavano il significato; anche il turista più sprovveduto ha del resto imparato a disertare certi deprimenti spettacolini in favore del luccicante casino (dove magari perderà anche le mutande, ma divertendosi).

Grandi cose si possono fare, a patto di dimenticare in fretta – se non le idee – tutte le parole e le strategie che sono state finora usate per veicolarle, che – oltre a non aver mai funzionato – mai potranno riacquistare il senso che hanno irrimediabilmente perso.

A patto di seppellire quanto prima di pernacchie tutti coloro che già provano ad evitare di dover sgombrare il campo, cianciando di «paghiamo il voto utile», «non hanno capito il progetto», «abbiamo perso il voto identitario».

Dovesse mai venirci nostalgia di loro, potremmo sempre andare a visitarli al giardino zoologico, per tirar loro le noccioline e rigustarci gli evergreen:

«A Dilibe’, facce Tarzan…»;

«A Bertino’, rifacce quello che vvo’ abboli’ ’a propprietàpprivata…»

 

Smettiamola in definitiva di martellarci i coglioni (e di scrivere “pipponi” come questo): ci sarà da divertirsi, compagna Jiang Qing!

 

P.S.: il primo che mi dà del “bordighista” vince un biglietto di sola andata a quel paese, senza passare dal via. Il prossimo post? Sarà una ricetta, per queste elezioni ho già dato…

il Gambero Rotto

Commenti

  1. il Gambero Rotto:

    Giusto a dimostrazione di quanto i dirigenti della defunta S.A. abbiano perso ogni contatto con la realtà, ecco una piccata lettera di Giordano sul Manifesto di ieri: «È francamente inaccettabile, oltre che gravemente inquinante del nostro stesso dibattito congressuale, questo modo di seguire le nostre vicende interne».

    Qual’è la fonte di tanto “inquinamento”? Un articolo in cui si diceva che Fratoianni ed altri “Berti-Boys” dei G.C., ora come ovvio in discussione, giocavano con la playstation, compravano le cravatte da Bomba e trombavano un po’ tutti con le stesse compagne. Pensa un po’.

    Son queste le cose che preoccupano Giordano, che in tutta evidenza non sembra affatto intenzionato a dedicarsi a coltivare la cicoria.

    # 1 · Commento pubblicato il 18 aprile 2008 alle 12:42 · Torna al post ↩
  2. Erica:

    Son passata qui cercando delle poesie di Bondi per dimostrare ad un collega studentesso universitario a chi stiamo dando in mano la nostra istruzione (ma non educazione, grazie al cielo)

    beh, io ti stimo, o gamberorotto

    # 2 · Commento pubblicato il 22 aprile 2008 alle 13:33 · Torna al post ↩
  3. il Gambero Rotto:

    Che dire? Onorato della stima, gentile Erica.

    Per quanto riguarda Bondi, aspetterei a disperarmi. Dopotutto, almeno formalmente Napolitano non ha ancora dato alcun incarico…

    I miei migliori auguri, spero tu torni presto a farmi gradita visita.

    # 3 · Commento pubblicato il 22 aprile 2008 alle 14:54 · Torna al post ↩
  4. equipaje:

    Arrivata anch'io qui grazie a Bondi, sto leggendo da almeno un'ora senza più riuscire a decidermi ad andare a dormire :D
    Mi serve un week end per leggere tutto e mettermi in pari, non sia mai che mi perda una scrittura di questo genere ed un blogger che dichiara di volere non solo le rose ma -con programma ben più estremista del mio- pure il foie gras! :D
    Grazie, grazie!
    A presto (inizierò sgraffignandoti Bondi, comunque :)

    (Bordighista? Ma via. Saremo rimasti sì e no in tre in tutta Italia a cogliere appieno la portata dell'offesa, oramai. Solo eccessivamente ottimista, mi sa.)

    # 4 · Commento pubblicato il 23 maggio 2008 alle 01:15 · Torna al post ↩
  5. il Gambero Rotto:

    Non posso che ringraziarti, gentilissima equipaje, e rallegrarmi che tu ti sia trovata a capitare da queste parti. Un commento come il tuo è il miglior sprone a non trascurare troppo questo blogguccio.

    Programma estremista il mio? Scherzi? È invece di semplicissima realizzazione: sarà sufficiente insediare una junta di persone competenti. Il Ministero del Pane me lo prendo io, il tuo pollice verde ti candida a guidare autorevolmente il Dicastero delle Rose. Al Foie Gras vorrei invece Silvio Berlusconi. Pur se di dubbia ortodossia marxista, sono certo che il Cav. sarebbe ben lieto di destinare al sollazzo del Popolo la dovizia di mezzi finora accumulata.

    Quasi dimenticavo: ritengo mio dovere assumere anche l’interim al Ministero dell’Enologia ;-)

    A presto, ci conto.

    # 5 · Commento pubblicato il 23 maggio 2008 alle 08:30 · Torna al post ↩
  6. il Gambero Rotto:

    La montagna ha partorito il topolino. O, meglio, la pantegana: Ingroia è il cavallo sbagliato

    # 6 · Commento pubblicato il 18 febbraio 2013 alle 09:06 · Torna al post ↩

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