Occhio malocchio prezzemolo e finocchio

Jovanotti e l’eterogenesi dei fini

Pullman del Partito Democratico

Oggi, martedì 22 aprile 2008, ricorre l’Earth Day 2008, commendevole iniziativa di sensibilizzazione e mobilitazione sui temi della tutela dell’ambiente, al cui sito ufficiale rimando per ogni ulteriore delucidazione.

A tal proposito, ho avuto ieri modo di leggere l’accorato appello del cantante Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, che invitava – in buona sostanza – a ridimensionare i consumi ed a modificare i nostri piccoli gesti quotidiani.

Raccolgo senza indugio, iniziando col non comprare – al pari dei precedenti – il suo ultimo album, Safari. Policarbonato risparmiato, inquinamento acustico ridotto.

Nulla di personale contro il Cherubini, persona certo amabilissima e che – per quanto mi è dato sapere – benissimo potrebbe essere additata a modello di civiche virtù. Né tantomeno voglio contestare nel merito il suo appello o sindacare la bontà di ogni iniziativa che vada nella direzione di una maggior consapevolezza di quanto sia fragile l’ambiente in cui viviamo.

Il nodo sta altrove: nell’opportunità, o – meglio – nell’efficacia del sostegno dei personaggi del mondo dello spettacolo alle più svariate cause, anche le più nobili.

La casistica è assai ampia: alle sortite di Jane Fonda contro la guerra in Vietnam si formavano code di volontari agli uffici di reclutamento, ad ogni fatwa contro le pellicce di Brigitte Bardot o Marina Ripa di Meana la Ravizza si fregava le mani (e si faceva la barca nuova). I varî Live Aid hanno nuociuto all’Africa più di Amin Dada e Bokassa messi assieme. I “salvalabalena” di Hollywood sostennero inoltre come un sol uomo le candidature di Al Gore e John Kerry; Hillary e Barack tremano al solo pensiero di un appoggio esplicito della coppia Jolie–Pitt, che spalancherebbe a McCain le porte della Casa Bianca. Per restare in casa nostra, i pur legittimi e condivisibili appelli elettorali di Nanni Moretti si traducono di solito in un buon punto percentuale in più per “unmetroesettantuno”.

Tutto questo non lascia davvero presagire che l’appello di Jovanotti sia destinato a miglior sorte.

Inutile chiedersi il perché: chi non gode nemmeno di un moderato benessere – quando non indigente – non può che accogliere con giustificato sospetto gli appelli alla morigeratezza che provengono da chi invece tanto meglio se la passa.

È la naturale diffidenza di chi ha subodorato la fregatura, già sapendo a chi toccheranno le nobili rinunce e gli eroici sacrificî.

Non si chiede ai ricchi e famosi di rinunciare ad avere una coscienza; si chiede loro – se proprio ci tengono – di farne un uso più accorto e mirato.

In soldoni: il VIP è a favore dell’energia pulita? Dissimuli astutamente, fingendosi paladino del nucleare: l’immagine ne uscirà forse brevemente danneggiata, la causa ne trarrà invece certo e duraturo giovamento.

Ciò premesso, torno brevemente a Jovanotti: la sua “Mi fido di te”, incautamente scelta come inno del Partito Democratico, è una stronzata col botto.

Che abbia portato bene alla causa è poi tutto da dimostrare.

Per non dimenticare

Queste sono le parole che hanno scandito la campagna elettorale del Partito Democratico. Da rileggere con attenzione, confrontandole magari con gli alati versi di Sandro Bondi. Vivamente consigliati amuleti e gesti apotropaici.

Mi fido di te

Case di pane, riunioni di rane
vecchie che ballano nelle cadillac
muscoli d’oro, corone d'alloro
canzoni d’amore per bimbi col frack
musica seria, luce che varia
pioggia che cade, vita che scorre
cani randagi, cammelli e re magi 

Mi fido di te
mi fido di te
mi fido di te
mi fido di te
io mi fido di te
ehi mi fido di te
cosa sei disposto a perdere 

Lampi di luce, al collo una croce
la dea dell’amore si muove nei jeans
culi e catene, assassini per bene
la radio si accende su un pezzo funky
teste fasciate, ferite curate
l’affitto del sole si paga in anticipo prego
arcobaleno, più per meno meno (1)

Forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare 

Mi fido di te […]

Rabbia stupore la parte l’attore
dottore che sintomi ha la felicità
evoluzione il cielo in prigione
questa non è un'esercitazione
forza e coraggio
la sete il miraggio
la luna nell’altra metà
lupi in agguato il peggio è passato (2)

Forse fa male eppure mi va […]

Mi fido di te […]

Mi fido di te, dall’album Safari, 2008 – Ed. musicali: Soleluna Srl, Universal Music Italia 

  1. In questo verso il Jovanotti dà il suo contributo alla strategia del “voto utile”, piazzando una rimarchevole “gufata” alla Sinistra Arcobaleno, di cui vaticina il risultato elettorale 
  2. Ogni commento è superfluo. Chi può si tocchi. 

il Gambero Rotto

Commenti

  1. Gravatar di demart demart:

    Sarà un caso che Bondi gli ha dedicato una poesia?
    Comunque "Pensa" di Fabrizio Moro musicalmente ricorda un po' questa canzonaccia, ma sulle parole non c'è confronto.

    # 1 · Commento pubblicato il 26 Giugno 2008 alle 11:27 · Torna al post ↩
  2. Gravatar di il Gambero Rotto il Gambero Rotto:

    Temo che il Mi fido di te fosse rivolto a Berlusconi, in nome del famoso dialogo. Il PD si fida, dialoga, e viene contraccambiato con una poesia di Bondi per Jovanotti. Mica male, nevvero?

    # 2 · Commento pubblicato il 26 Giugno 2008 alle 14:58 · Torna al post ↩

Lascia un commento

I tuoi dati.

Hai già lasciato un commento e non riesci ancora a leggerlo?
Prova a ricaricare la pagina premendo Ctrl+F5.