Continuiamo così, facciamoci del male

Dopo essermi doverosamente fatto beffe del neonato (e forse già giubilato) «Popolo della Libertà» – pur non essendo tenuto a qualsiasi forma di par condicio – voglio sforzarmi di fare esercizio di onestà intellettuale, buttando uno sguardo anche su ambienti meno lontani dalla mia sensibilità.
Delle idee e del progetto che stanno alla base del Partito Democratico non condivido che un pugno di virgole (ma anche meno). Non fatico però a riconoscervi, se non altro, un certo decoro nella scelta del nome. Una denominazione con una certa qual tradizione, un pur vago significato e – dettaglio da non trascurare – niente affatto problematico per chi a quel partito volesse aderire: alla fatidica domanda «Ma come vi chiamate voi del P.D.?» è facile infatti rispondere senza eccessivo imbarazzo con «Democratici, no?».
Ben diversi – come si può facilmente intuire – sono gli interrogativi posti dal nome che un selezionatissimo pool di cervelli (che tutto il mondo è ben lieto di lasciarci) ha appena scelto per la finora chimerica “Cosa rossa”:
Signore e Signori… rullino i tamburi… «La Sinistra – l’Arcobaleno».
Non è ancora chiaro se ad unire “Sinistra” ed “Arcobaleno” ci sarà una congiunzione, un segno d’interpunzione, un verbo sottinteso o un bel niente, come nel «Telefono… casa» di E.T. (peraltro giustificato da una non perfetta padronanza della lingua). Non è davvero il caso di arrampicarsi sugli specchi, scomodando fantomatici gradi zero della comunicazione o chi sa quant’altro: «La Sinistra – l’Arcobaleno» è null’altro che un nome idiota. Spaventosamente idiota.
Questo è – temo – l’approdo ultimo del folle volo della sinistra più autolesionista del Pianeta, da sempre incapace di provare a superare il proprio naturale settarismo senza rimediare figure men che sconfortanti. Sarebbe bastato un minimo di senso della realtà (e del ridicolo) a dissuadere chi di dovere dall’uscirsene in pubblico con «La Sinistra – l’Arcobaleno». Non se n’è in tutta evidenza trovata traccia: restano giusto le fragorose e sacrosante pernacchie con cui l’Italia intera sta accogliendo il battesimo della “Cosa rossa”.
A nulla vale ora ripetere ai quattro venti che il nome è ancora provvisorio: il danno è fatto, e poco importa ormai del come e del perché. Viene solo da chiedersi chi potrebbe degnamente figurare nel Pantheon di una formazione dal nome tanto bislacco e naïf. Winnie the Pooh ed i suoi amichetti del bosco? Il Grande Puffo?
Vivissimi auguri.
il Gambero Rotto
