Sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra

Scriviglielo su Facebook, avessi mai dubbî

Con l’approssimarsi dei ballottaggî, volge finalmente al termine quest’estenuante tornata elettorale amministrativa. Della quale è forse prematuro – perlomeno per scaramanzia – voler già trarre dei dati certi, fatta eccezione per il dimezzamento delle preferenze personali ottenute dal Cav. in quel di Milano e per il contestuale buon risultato al primo turno di Pisapia. Che non fa che confermare come – a livello locale – il centrosinistra se la possa sempre giocare, in barba allo strapotere mediatico e finanziario dell’avversario, ove abbia cura di adottare ancorché minimi accorgimenti. Tra i quali la pur doverosa scelta di un candidato presentabile non riveste certo minor importanza del riuscire a contenere – con le buone od a bastonate, si rendessero queste necessarie – l’interventismo autodistruttivo degli stucchevoli deuteragonisti Veltroni-D’Alema.

Senza con questo volermi troppo dilungare, non posso non soffermarmi su altre peculiarità di queste elezioni, precedute da una sordida campagna elettorale che ha fatto registrare, oltre ad un ulteriore inasprimento dei toni (di loro già tutt’altro che urbani) ed a qualche maldestro, prima ancora che poco edificante, episodio di calunnia ai danni dell’avversario politico, di finte aggressioni e di figuranti ingaggiati per impersonare zingari e punkabbestia al soldo del nemico, le più volgari parole mai pronunciate da un premier dell’emisfero boreale, quel «Milano non può, alla vigilia dell’Expo 2015, diventare una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom e assediata dagli stranieri a cui la sinistra dà anche il diritto di voto» che spinge ancora più in alto l’asticella della grettezza finora conosciuta.

In positivo rimarchevole resterà, invece, l’ironia con cui, sui social network, i sostenitori di un minimo di decenza applicata all’agone politico hanno seppellito, inondando Twitter e Facebook di battute sull’efferatezza di Pisapia, taluni goffi tentativi di usare certi strumenti a fini propagandistici (un esempio per tutti: la valanga di battute su Pisapia che continua a sommergere la pagina Facebook di Red Ronnie, già dimenticatissimo “Muccioli del rock”, ora consulente di Letizia Moratti ed autore di quanto mai improvvide dichiarazioni sulla presunta responsabilità del candidato del centrosinistra nella cancellazione di un evento musicale da lui organizzato).

Tutto risaputo, si dirà. Non potendo non convenirne, mi affretto (alla buon’ora) a precisare quale sia il motivo che spinge me, da mesi silente, a riprendere in mano questo blog per scrivere ovvietà: tutto questo preambolo è giusto un pretesto per divulgare una lettera apparsa oggi sulla pagina Facebook di Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti, pubblicata come nota dallo staff. Lettera che qui di seguito vado ad incollare (con la sola omissione di un cognome, in segno di rispetto per chi l’ha scritta). Leggetela con attenzione.

Mio nonno Romolo

Mio nonno Romolo G****** ha lavorato per molti anni alle dipendenze della famiglia Moratti, come semplice custode dello stabile in San Pietro all'Orto. Dopo qualche tempo si e' ammalato e bisognava effettuare un intervento chirurgico urgente. Letizia Moratti, con la sua famiglia, si è fatta carico delle spese per l'intervento, facendo ricoverare mio nonno in una clinica privata, dove è stato salvato.
Quando mio nonno è mancato Letizia Moratti si e' recata a casa di mia nonna, che vive nelle case popolari della Barona, a porgere personalmente le sue condoglianze. Tutto ciò e' accaduto circa quindici anni fa. Quando Letizia Moratti non era ancora Sindaco, e non aveva alcun motivo "politico" per effettuare un così bel gesto.
Abbiamo ed avremo sempre un altissima opinione di Letizia Moratti, donna con un gran cuore.

Cordialmente, Antonella

Questa lettera, da comprensibilissima ed umana espressione di gratitudine, una volta divulgata a scopi propagandistici dallo staff del candidato a sindaco di Milano (senza colpa di chi l’ha vergata) assurge a simbolo perfetto di un’immondizia, il berlusconismo, di quella montanelliana feccia che risale il pozzo che di sé ormai tutto permea, tutto immerda. Non solo per la disgustosa visione del mondo che ne traspare, secondo la quale appare perfino buona cosa che un lavoratore malato venga curato grazie alla liberalità del padrone, di cui era per sua buona sorte in grazia, più che per il suo buon diritto ad esserlo. No, non solo. Anche, forse soprattutto, perché ad evitare una cotanta caduta, quella di vantarsi a scopo elettorale di un gesto di generosità a suo tempo compiuto, sarebbe bastato il banale esercizio di quella che un tempo ci insegnarono a chiamare “buona educazione”, unita a quel tanto di nozioncine da catechismo («non sappia la sinistra…») utilmente reimpiegabili nel consorzio civile.

Buona educazione, catechismo. Entrambe cose che la signora Brichetto Arnaboldi in Moratti non ha certo mancato di ricevere, e che il berlusconismo ha ridotto ad orpello, a carta da culo da buttare al cesso.

Toccasse adeguarsi: fottiti, porco.

il Gambero Rotto

Commenti

  1. GattoMur:

    Che livello indegno.

    # 1 · Commento pubblicato il 24 maggio 2011 alle 10:43 · Torna al post ↩
  2. Demart:

    Che tristezza, Gambero, che tristezza. Cantava il Principe nel lontanissimo 1992 "questa terra senza misura che già confonde... il diritto con il favore".

    P.S. Ma sei in trip da accenti circonflessi?

    # 2 · Commento pubblicato il 24 maggio 2011 alle 11:05 · Torna al post ↩
  3. il Gambero Rotto:

    Il vezzo (altro non è) del circonflesso l'ho sempre avuto, caro Demart. Mi leggi da sempre e te ne accorgi solo adesso? ;)

    # 3 · Commento pubblicato il 24 maggio 2011 alle 12:24 · Torna al post ↩

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  1. [...] che nel resto del post analizza una degradante trovata propagandistica di Moratti su Facebook, qui [...]

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    Ricevuto il 26 maggio 2011 alle 15:13