Due righe sulla consultazione sul protocollo sul Welfare

Il 10 ottobre 2007 rimarrà una data a suo modo storica. È infatti il giorno della definitiva trasformazione in Lumpenproletarier del lavoratore italiano, cinicamente usato e pubblicamente umiliato in una farsaccia da teatrino di quart’ordine.
Per saldare un debito di riconoscenza con un governo a corto d’ossigeno (leggasi: partecipazione alla torta della gestione della previdenza complementare, più varie ed eventuali future regalìe), e per compiacere una Confindustria mai meno conciliante, la Triplice confederale ha infatti allestito uno spettacolo che ha dell’indecente. Una massa (?) di lavoratori impoveriti ed avviliti è stata chiamata a dare il proprio sostegno ad un accordo truffaldino, con un voto trasparente quanto un Conclave e democratico quel tanto che basta a soddisfare il caro leader compagno Kim Jong Il.
Ad una ben selezionata ed ammaestrata minoranza è stato estorto un consenso che si vuole naturalmente vincolante per tutti, aderenti o meno alla trimurti C.G.I.L., C.I.S.L. ed U.I.L.; consenso da rivendere al più presto come luminosa vittoria di un riformismo italico perennemente a corto di riforme da sbandierare.
Quel che è più tragico è constatare come anni di ombrelli nel culo e di criminalizzazione di ogni conflittualità abbiano ormai definitivamente cancellato dalla testa dei lavoratori anche la sola idea che la loro condizione possa e debba migliorare, la coscienza che i diritti non sono benevole concessioni cui in tempi difficili si possa rinunciare, illudendosi che facciano ritorno. Resta solo la paura di perdere anche quel poco rimasto.
Angeletti, Bonanni ed Epifani firmino pure quel che vogliono e se ne vantino pure, se credono. Puntellino, ricattino e compiacciano chi pare a loro. Nessuno li disturberà. Gradiremmo solo lo facessero risparmiando a chi lavora questo genere di umiliazioni.
il Gambero Rotto
Mai avrei creduto di postare qualcosa di Bernocchi. Che io stia invecchiando? Forse, ma stavolta ci sta, a parte il consueto velleitario appello finale alla mobilitazione.
La consultazione CGIL-CISL-UIL: una partita truccata
di Piero Bernocchi
portavoce nazionale dei Cobas della scuola
La consultazione, promossa da Cgil-Cisl-Uil sul Protocollo del 23 luglio, viene esaltata come una grande prova di democrazia, ma in realtà è una partita truccata come tutta la democrazia sindacale, requisita dai tre sindacati concertativi, che la esercitano in maniera monopolistica, da sindacato di Stato, negando ogni spazio (trattative, votazioni nazionali per verificare la rappresentatività , diritto di assemblea..) ai Cobas e a tutte quelle strutture che non sono colluse con il padronato e i governi.
Non è il caso di parlare di brogli: questi ci sono quando, di fronte a regole certe e verificabili, un soggetto le viola. Ma qui non c’erano regole. Cgil-Cisl-Uil hanno gestito come hanno voluto una grande azione di propaganda, spalleggiate dalle forze della maggioranza governativa. In un referendum vero le tesi in contrapposizione hanno lo stesso spazio per essere discusse, le votazioni avvengono in “campo neutro”, ad orari e con modalità chiari, e vengono poi certificate da scrutatori di entrambe le tesi in conflitto. Qui, a parte le fabbriche dove l’opposizione della Fiom ha imposto un minimo di procedura (e non a caso ha vinto il NO), non solo nessuno ha potuto presentare le ragioni del NO, ma le votazioni sono avvenute o nelle sedi sindacali senza alcun controllo, o alla fine di assemblee (vedi scuola e P.I.) oramai deserte senza alcuno scrutinio pubblico.
Persino i dati forniti testimoniano come il voto non rappresenti che una piccola frazione della volontà dei lavoratori: il Pubblico Impiego parla di circa 250 mila votanti, il 7% dell’intera categoria; e la scuola non supera il 3%. I comparti di gran lunga maggiori, pubblico impiego, scuola e metalmeccanici tutti insieme, avrebbero visto il voto di circa 800 mila lavoratori (solo i metalmeccanici sono al 50%). E come diavolo si arriva a 5 milioni? Con fiumane di pensionati (ai quali si è detto perfino che, senza l’elevamento dell’età pensionabile, tra un po’ non riceveranno più la pensione, perché INPS e INPDAP falliranno) attirati nelle sedi Cgil-Cisl-Uil?
Ma questa gigantesca sceneggiata non arresterà l’opposizione frontale al Protocollo, alla Finanziaria, alla politica del governo Prodi, alle leggi precarietà (30 e Treu) che si manifesterà il 9 novembre con lo sciopero generale e generalizzato convocato dai Cobas e da vari sindacati alternativi, da moltissimi centri sociali, strutture del precariato, studentesche e sociali, per chiedere anche la garanzia del lavoro e del reddito e l’estensione dei diritti sociali a tutti/e. Portando in piazza, nei capoluoghi di regione, centinaia di migliaia di persone, chiederemo anche la fine del monopolio Cgil-Cisl-Uil e la restituzione dei diritti sindacali a tutti i lavoratori e organizzazioni.