Notarella sulla crisi phinanziaria
Certo di stupirvi, devo confessarvi di aver dovuto, complice la crisi, rivedere al ribasso alcuni dei miei antichi capisaldi ideologici. Più di un indizio mi spinge infatti a dubitare dell’imminenza di abolizione della proprietà privata, comunanza dei mezzi di produzione e dissoluzione dello Stato, suggerendomi prospettive ed orizzonti più strettamente legati all’immediata contingenza. Forte della mia preparazione in campo finanziario, è all’attuale volatile congiuntura economica che vado brevemente a dedicarmi, per l’urgenza di mettervi a parte delle conclusioni del mio elucubrare: stanno lavorando per noi, e questo è il migliore dei mondi possibili.
Diagnosi
I mercati, prevedendo una nuova recessione, tendono a punire i titoli dei Paesi ad elevato debito sovrano e basso tasso di crescita.
Terapie individuate
Per scongiurare il rischio della tanto temuta recessione e l’effetto a valanga sui mercati che ne conseguirebbe, astutamente predisporre misure recessive. Per risollevare un mercato interno depresso da vent’anni di stagnazione dei salarî ed invertire la tendenza allo scivolamento dei ceti medî verso la base della piramide sociale, tagliare linearmente la spesa assistenziale ed i trasferimenti agli Enti locali. Per vincere la ridotta propensione alla spesa delle classi medio-basse, preannunciare misure utili ad infondere loro fiducia ed a rafforzarne il potere d’acquisto: nuove imposte, ticket e decurtazioni di stipendio, più agile licenziabilità e spostamento della contrattazione a livello aziendale. Contestualmente, tessute le lodi del risparmio privato quale fondamentale economico positivo, premurarsi di disincentivarlo promettendo nuove imposte e cedolari.
Per meglio far fronte all’emergenza, dotarsi di strumenti agili, di pronto impiego e di sicuro potere deterrente nei confronti di chi - in ossequio al disegno plutogiudaicomassonico - perfidamente ci scommette contro: le modifiche costituzionali. Fissare costituzionalmente, modificando l’Art. 81, il principio del pareggio di bilancio, avendo cura di comunicare che sarà osservato col medesimo rigore dell’Art. 3. L’opposizione faccia a sua volta esercizio di responsabilità, e di modifica costituzionale dell’articolo 81 proponga a sua volta la propria, per tramite di pensosi mozzaorecchie come Ichino. Purché sia identica a quella del governo, ed a patto che – al pari di essa – impedisca politiche anticicliche nelle fasi cicliche che dovessero richiederne.
Preannunciare la svendita di asset dello Stato, segnatamente se già collocati in Borsa. Dare la priorità alle dismissioni in settori non strategici come l’energia, i trasporti e le telecomunicazioni. Disfarsi, al più presto ed a qualsiasi condizione, di qualunque potenziale fonte d’introito.
Proporre di accorpare le festività civili, facendole cadere di domenica (preferibilmente la stessa). Industrie, manifatture ed imprese del terziario avranno così modo, ammesso che al 25 aprile ci arrivino ancora in piedi, di produrre più merci e servizi che – in recessione e coi salarî di cui al punto primo – nessuno acquisterà. Mal che vada, l’ilarità suscitata si tradurrà – con benefici effetti di sistema – in una temporanea incapacità degli operatori finanziari di centrare il tasto “vendi tutto, cazzo!”.
Trasmettere sui mercati un’immagine seria, di rigore einaudiano. Non riuscisse, tentare il tutto per tutto e prodursi in puerili tentativi di aggiotaggio, contando sull’effetto simpatia.
il Gambero Rotto
gadilu:
Mi tolgo il cappello e sventolo una mano a mo' di taglio (quale prima ipotiposi ammirativa). Avrei forse aggiunto una clamorosa svendita dell'intero patrimonio artistico a uno stato canaglia. Ma forse potremmo giocarci questa carta anche in futuro. Nihil est magnum somnianti.