Aridatece Michele Serra!

Michele Serra scrive da Dio. Leggero, come avrebbe gradito Calvino, mai gratuito. Scrive bene anche la lista della spesa. Che invidia.
Potrei leggerlo volentieri anche su Libero, tanto per chiarire che questo non è il post nostalgico in cui si rimpiangono i bei tempi andati, quelli di Cuore.
È pur vero che il Serra di oggi ama indulgere più del dovuto all’impersonare il benpensante di sinistra, a far proprie quelle istanze securitarie e moderate che – non ci sono più i valori di una volta, Signora mia… – paiono essere l’unica reazione possibile all’Apocalisse umana e civile, prima ancora che politica e culturale, in cui è precipitato questo Paese. È umano: per sfuggire all’abisso ci si appiglia anche a quelle piccole cose di pessimo gusto che tanto disdegnavamo quando eravamo giovani e pronti ad aprir l’uscio alla Rivoluzione, non appena questa avesse bussato.
Tant’è che di fronte al declino - anche industriale - di un Paese come il nostro, la semplice uscita sul mercato di una macchinetta come la Cinquecento, certo graziosa, ma tutt’altro che rivoluzionaria, assume tutti i crismi dell’evento, del miracolo, e come tale viene celebrata dai consueti maestri di cerimonie. È tutta una profusione di soffietti a mezzo stampa, peana, cantici alle doti della nuova Cinquecento ed alla lungimiranza del management FIAT, financo capace – ohibò; – di produrre di nuovo un’utilitaria a benzina. Lo stesso Lapo è dipinto come il novello Lorenzo di quel secondo Rinascimento che tanto capolavoro non tarderà certo a mettere in moto.
La folla dei salmodianti, chi già a libro paga, chi per piaggeria, ingrossa come fiume in piena. Al che un barlume, conversando con amici: «Ti ricordi Serra?» faccio io. «Certo». «Vaffanculo, Cinquecento?». «Come come?». Racconto della deliziosa poesiola scritta a suo tempo dal nostro per celebrare un precedente, tra l’altro abortito, rilancio della vetturetta, facendo del mio meglio per recitarla senza errori. Si ghigna di gusto. Decido pertanto di seguire Serra con maggiore attenzione del solito, certo che anche stavolta saprà spernacchiare da maestro cotanti tromboni.
L’attesa è breve. Un’intera articolessa! L’Amaca non bastava! Inizio vorace a leggere. Dopo poche righe, un brivido, che lascia presto il passo allo sgomento. «Segreto vincente»? «il definitivo ritorno in scena del Prodotto»?
L’impietoso confronto.
La Cinquecento hi-tech con l'effetto nostalgia
[…]La festa è vera, è sentita, esprime favore e simpatia per il definitivo ritorno in scena del Prodotto, tangibile misura di capacità a lungo offuscate. Premia una città, Torino, che pur essendosi attrezzata molto meglio di altre alla crisi della fabbrica, adattando a nuove esigenze i suoi enormi vuoti industriali, inventando Olimpiadi, cultura e socialità sulle proprie ceneri, oggi riscopre nella nuova salute della Fiat non solo un tratto fondante della propria storia, ma un pezzo decisivo del presente e una garanzia per il futuro: troppo spesso e troppo in fretta abbiamo imparato a definirci un Paese post-industriale e terziarizzato, quando gli operai sono ancora molti milioni e le sorti dell'economia ancora si misurano in miriadi di containers in partenza per il mondo, zeppi di manufatti, di macchinari, di lamiera e di tessuti foggiati secondo estro e talento, di oggetti industriali, artigianali e agricoli.
Il valore simbolico della nuova Cinquecento, in questo senso, è impagabile. Partendo dell'effetto nostalgia, molto seducente in una comunità spaesata come la nostra, ci aggiunge un fortissimo tratto di modernità hi-tech, come per rimettere in asse passato e futuro, suturando una profonda slabbratura tra il come eravamo e il come siamo: eravamo e siamo un paese che produce molte cose, e tra di essere parecchie belle cose. […]
Michele Serra, La Repubblica, 4 luglio 2007
Tu quoque, Michele?
Vaffanculo, Cinquecento
L’italiano, cuor contento Sale sulla Cinquecento E si accorge che il passato Per incanto è ritornato! Mario Riva e il Musichiere Mario Scelba e le galere Mario Corso nello stadio Mario Pio dentro la radio: Che magia, che emozione Questa gran restaurazione! Si ritorna all’obbedienza Al decoro alla pazienza Alla Patria e al focolare Alla pace familiare. Si riaprono i bordelli Che consolano gli uccelli Maltrattati dalle triste Rivoltose femministe. Un figliolo militare Fidanzata l’altra figlia Qualche rata da pagare La domenica in famiglia. Spose o vergini le donne Obbedienti gli scolari I nipoti con le nonne Il latino sugli altari. Rispettare i superiori! Obbedire ai genitori! Il divorzio cancellato! Basta con il sindacato! L’italiano pensieroso Si destò da quel sognare Tornò all’oggi nebuloso E decise il suo daffare: Esclamò con forte accento “Vaffanculo, Cinquecento”.Michele Serra, Poetastro, Poesie per incartare l’insalata, Feltrinelli. 1993
È con un sentimento di amicizia e comprensione che ti rivolgo un appello, caro Serra. Non devi tornare quello di Cuore, non sarebbe giusto chiedertelo. I tempi sono troppo cambiati. Il “passerotto” se n’è andato, ed il “pensierino stupendino” di Bobo in galera s’è tramutato nella realtà (neppure la più tragica, a dirla tutta) di Bobo in Parlamento, e pure con i nostri voti. C’è tuttavia un limite da non oltrepassare. Al di là c’è l’ignoto, o l’aperitivo con Francesco e Rosa Giannetta.
Con stima
il Gambero Rotto
Anche in occasione della scelta di Milano come sede dell'Expo 2015 Michele Serra si è mostrato alquanto deludente, osannando la ventata di novità che questo avvenimento porterà. Mi colpì, del suo articolo, un concetto che esprimerò così alla bell'e meglio: chi è andato via da Londra 15 anni fa e ci torna ora la vede trasformata; chi è andato via da Milano 15 anni fa la ritrova tale e quale, con lo stesso bar e lo stesso barista. Il suo articolo mi ha lasciato molto perplesso: ci siamo dimenticati che bella ventata di novità investì la Milano Da Bere negli anni '80? Con quel bel sindachino, Pillitteri... Come si dice qui da me: "nun ce sta bisogno r'a zingara" per capire che bel magnamagna e che bell'invasione di grattacieli (per informazioni rivolgersi a Celentano e riascoltare a palla "Un albero di trenta piani" che si porta benissimo i suoi 36 anni) ci sarà a Milano...
Dopotutto Michele Serra è uno scrittore, un opinionista ed un umorista, non un leader politico: non è a lui che vanno richieste lungimiranza e coerenza. Capita a chiunque di prendere abbagli, anche se questo dell’EXPO è bello grosso. Fatto è che mi capita però sempre più di sovente di essere in disaccordo con lui, anche se non credo che la cosa possa e debba togliergli il sonno.