«Vieni avanti, Savoia!»

260 milioni di risarcimento e restituzione dei beni avocati?

«È il risarcimento per 54 anni di esilio», sostengono l’attempato gagà Vittorio Emanuele ed il piazzista di cetrioli sott’aceto Emanuele Filiberto, cui spetterebbero rispettivamente 170 e 90 milioni di euro, oltre alla restituzione dei beni a suo tempo avocati al mai rimpianto Casato. L’improvvida sortita degli eredi di Casa Savoia si commenta da sé; giusto l’ennesima riprova della statura di questi personaggi, di cui nessuno sentiva la mancanza e che si è purtuttavia fermamente voluto far tornare, mettendo allo scopo perfino mano ad una Carta costituzionale che garantiva, tra i diritti di ogni cittadino, anche quello di non dover aver a patire due babbei di troppo.

Non voglio parlarne oltre, pur modestamente suggerendo di rispedirli a calci in culo dove se ne sono stati fino al 2003 (dove si maligna non avessero troppo a penare per pasteggiare con una certa regolarità ). Li prendo giusto a pretesto per passare il testimone ad Eduardo De Filippo, l’indimenticabile Don Ersilio de L’oro di Napoli, che tanto meglio di me può spiegare al presidente della Repubblica ed al presidente del Consiglio – dai Savoia chiamati in causa – come ci si comporta in simili frangenti.

Il pernacchio di Don Ersilio

’O pernacchio rimane il miglior antidoto alla boria, la valvola per sgonfiare ogni tronfio coglione ci si pari davanti. Grazie a Don Ersilio, sappiamo cosa fare: sta a noi applicare con la massima diligenza i suoi preziosi insegnamenti.

il Gambero Rotto

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