Il diritto all’ozio. Per un manifesto del non lavoro
Promemoria per centrosinistri tristi
Post dedicato a chi ancora considera come Panacea le ricette economiche liberiste di Margaret Thatcher e Ronald Reagan (specie assai ben rappresentata nel costituendo Partito Democratico) ed anche a tutti i “lavoristi” che stiano un po’ a sinistra del padrone nano delle ferriere. Lo dedico a chi vuol defiscalizzare gli straordinari, a chi sposta di scalino in scalone l’età pensionabile, a chi «è aberrante andare in pensione a 57 anni».
Residuati accomunati dal mito del lavoro, della produzione, della crescita del P.I.L., del mercato – quand’anche da calmierare e regolare – comunque visto come fattore intrinsecamente positivo, unico metro e motore del progresso. Prigionieri di categorie e schemi vecchi come il cucco, da tempo inadeguati ad analizzare il presente, figuriamoci a porre le basi per un qualsivoglia futuro. Spacciatori di idee muffe e suicide, già nel diciannovesimo secolo superate da un certo Paul Lafargue.
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