Paul Klee, Angelus Novus, 1920 - esposto all’Israel Museum di Gerusalemme;
«È come se solo presso i morti si potesse trovare giustizia dai vivi. Perché ciò che questi fanno è assolutamente intollerabile» (Es ist mir, als wäre nur bei den Toten Gerechtigkeit zu finden gegen die Lebenden. Denn was diese tun, ist ganz und gar unerträglich). Ancora risuona – ed al contempo agghiaccia chi appena ricordi come di lì a poco evolsero le cose – l’inascoltato grido di dolore di Jakob Wassermann ne Il mio cammino di tedesco ed ebreo (Mein Weg als Deutscher und Jude, S. Fischer Verlag, Berlino 1921).
Troppo facile, col senno di poi, leggere nel disagio del Wassermann, nella constatazione della sua impossibilità, in quanto ebreo, di essere riconosciuto anche compiutamente tedesco, la premonizione di come quell’infezione antisemita da sempre latente ma mai assurta allo stato di morbo conclamato (e dipperciò mai guarita) stesse via via minando – fino alle estreme conseguenze – la già gracile, ormai quasi estenuata complessione del weimarismo.
Continua a leggere «Angelus Vetus»…