Un “erbazzone” sui generis

Versione assai poco ortodossa del classico della cucina reggiana

erbazzone

Non me ne vogliano i reggiani per tanta violenza usata verso la loro tradizionale torta salata, l’erbazzone (o scarpazzòun). Ogni tradizione ha – dopotutto – tanto bisogno dei suoi custodi quanto dei suoi traditori, senza tralasciare i semplici imitatori e rimaneggiatori: non essendo reggiano, non ho alcun titolo per far parte delle prime due categorie, e mi sento pertanto libero di presentare quale “erbazzone” anche la torta svuotafrigo di ieri sera, con la pasta sfoglia e le uova (Mughini «aborrrrirebbe»). Chi temesse l’incidente diplomatico o la scomunica da parte dei più ortodossi è vivamente pregato di astenersi; chi volesse meglio documentarsi sul vero erbazzone sappia che è nato il Consorzio dell’Erbazzone Reggiano (1), cui vanno le mie doverose scuse preventive.

La (mia) ricetta dell’erbazzone

  1. Ingredienti

    Dosi per una tortiera di 24-26 cm di diametro.
    Numero di persone? Dipende: dall’appetito e dal resto del menu.

    1. 500 g di pasta (l’ideale sarebbe una pasta brisée allo strutto, in alternativa pasta sfoglia, per pizze e focacce: fate un po’ voi)
    2. 1 kg di coste o bietole
    3. 2-3 scalogni
    4. Aglio, prezzemolo
    5. 3 uova
    6. 100-150 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
    7. 100-150 g di pancetta dolce tagliata a cubetti e/o lardo
    8. burro per la tortiera (o carta da forno)
  2. Preparazione

    1. Far sudare lo scalogno in due cucchiai d’olio, rosolarvi il grosso della pancetta, unire le bietole tritate e lasciare cuocere fino a quando avranno perso buona parte della loro acqua.
    2. Lasciar raffreddare ed unire alle bietole un trito di aglio e prezzemolo, due uova ed il parmigiano. Salare e pepare.
    3. Foderare una tortiera ben imburrata (o foderata di carta da forno) con la pasta, stesa sottile; riempire con il composto.
    4. Tagliate la pasta rimanente a strisce di un paio di centimetri, intrecciatela a formare una rete e disponetela sull’erbazzone, sigillando i bordi con le mani. In alternativa – a dire il vero più rispettosa della tradizione – coprire con un disco di pasta, su cui andrete a praticare dei fori con i rebbi di una forchetta.
    5. Cospargere con la pancetta rimasta, spennellare d’uovo ed infornare a 180° per una quarantina di minuti.
  3. Servire:

    Lasciar intiepidire prima di tagliare, per permettere al ripieno di rapprendersi. Buono anche freddo, l’erbazzone è il classico “piatto del giorno dopo”, perfetto anche come prima colazione – sempre che non abbiate esagerato con l’aglio.


  1. Il Consorzio dell’Erbazzone Reggiano non sembra ancora disporre di un proprio sito da linkare. Sarà mia premura farlo non appena mi giungerà notizia della sua esistenza. 

il Gambero Rotto

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