Una montagna di balle
Un docutrashfilm
Dagli attivisti di Insu TV, un documentario sulla miracolosa sparizione dei rifiuti in Campania. Da vedere e condividere.
Dagli attivisti di Insu TV, un documentario sulla miracolosa sparizione dei rifiuti in Campania. Da vedere e condividere.
Termina il lutto di questo blog, dovuto alla chiusura di Versi diversi, la rubrica di poesie che il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi teneva sul settimanale Vanity Fair. Come tutti noi segretamente speravamo, la vena poetica del Ministro si è rivelata infatti troppo possente per soggiacere ai pur gravosi impegni politico-istituzionali che tanta carica comporta, ed è con malcelata gioia che possiamo – era ora – salutare il ritorno del Bardo di Fivizzano.
In grande stile, per sovrammercato.
Riporto il suo più recente componimento, perché abbiate voi stessi modo di constatare come il Nostro non abbia perso un solo grammo della sua proverbiale verve. È più forte di lui: la poesia – proprio così – gli scappa.

Bando alla modestia. Visto che non me lo dice nessuno, è tempo che lo rimarchi io: sono – e di gran lunga – il miglior blogger che il mio condominio abbia conosciuto. Almeno fino all’arrivo di Leopold Ezechiel III, l’alano del vicino, cui invidio il nitore della prosa (1). L’invero scarsa diffusione della banda larga ai tempi dell’Impero Austriaco non rende poi del tutto peregrino far risalire l’inizio della mia supremazia a ben oltre la fatidica soglia dei 150 anni, quella che contrassegna il destino dei veri Grandi.
Applausi registràti.
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Questo blog è in lutto. Chiude infatti Versi diversi, la rubrica di poesie che il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi teneva sul settimanale Vanity Fair. La primaria fonte di ispirazione (nonché di visite) de il Gambero Rotto è – come del resto temevo – improvvisamente venuta a mancare, lasciando nel mio cuore, prima ancora che nel mondo della cultura italiana, un vuoto che molto difficilmente potrà essere colmato.
Riporto la lettera del Ministro recante la ferale notizia.
L’insostenibile pesantezza del quotidiano politico mi impedisce, se non di continuare ad infliggermi il tedio di seguire quel che rimane dell’attività parlamentare, di “stare sulla cronaca”, quantomeno di darne personale resoconto su queste pagine. Non rientra tra i miei compiti – ammesso che ne abbia – né ritengo che la mia voce in capitolo possegga l’autorevolezza per distinguersi da quella di millant’altri cialtroni che popolano la Rete. I panni dell’indignato in servizio permanente effettivo non si addicono poi certo al mio indomito spirito di gaudente.
Vogliate pertanto scusarmi, se oggi non posso non fare un’eccezione alla regola che mi sono dato (e che tale rimarrà): è il puntiglio personale a costringermici.
Continua a leggere «DDL sicurezza: atti osceni in luogo pubblico»…
L’ormai certa elezione di Barack Obama al soglio della Casa Bianca, passata l’euforia dell’evento, getta una nuova luce, ponendo al contempo degli inquietanti interrogativi, sul futuro dei rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America.
Ben sappiamo infatti come, poco avvezzo ed insofferente al paludato protocollo della diplomazia, il nostro premier abbia sviluppato una personalissima politica estera fatta di pacche sulle spalle, stornellate napoletane, lepidezze da caserma (meglio se a sfondo sessuale) e costosi orologi in omaggio. Una politica estera imperniata sul carisma personale del leader e sui suoi rapporti di più o meno stretta amicizia con i suoi omologhi esteri; assai gradita ai sostenitori del Cav., che vi riconoscono l’essenza stessa del Silvio modernizzatore, fonte d’imbarazzo per i soliti trinariciuti e per tutto il variegato fighettume liberal
.
Al dunque: che succederà al primo incontro bilaterale tra Silvio e Barack? (1)
Si conclude la mia trilogia dedicata al mite Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali con la passione per la poesia. Vi ho presentato un’antologia delle sue liriche più riuscite, mi sono preoccupato per una certa stasi creativa nella poetica del Nostro: pur consapevole della modestia dei miei mezzi, grande è la mia lietezza di aver potuto dare un contributo alla maggior conoscenza di una voce di tanto possente ispirazione.
Perché tornare sul tema? A spingermi è il timore che il nuovo ruolo di ministro – certo più impegnativo di quello di coordinatore di Forza Italia – possa togliere a Bondi troppo del tempo che ha finora così proficuamente potuto dedicare alla poesia. Come faremmo senza la nostra pillola settimanale di poetica bondiana? L’attesa del prossimo numero di Vanity Fair è di per sé abbastanza estenuante; l’idea che possa protrarsi per periodi più lunghi è francamente inaccettabile.
Ho pertanto pensato bene di rendere un servizio di pubblica utilità a tutti gli ammiratori del Bardo di Fivizzano, imponendo al potente Dipartimento Informatico de il Gambero Rotto di programmare un generatore automatico di poesie nello stile di Sandro Bondi. Una grande sfida, uno sforzo immane (ha infatti richiesto quasi un’ora di lavoro), il cui risultato vado ora a presentarvi.
Sandro “James” Bondi da Fivizzano è di nuovo sulla cresta dell’onda. Trionfalmente assiso sul suo scranno (di maggioranza) al Senato, ministro in pectore dei Beni Culturali ed Ambientali, oggetto di voci dal sen di Palazzo fuggite che lo vorrebbero protagonista di liaisons dangereuses tra Palazzo Madama e Montecitorio, tra Liguria e Piemonte.
Tra tante faccende affaccendato, il Bondi non ha però abbandonato la sua attività di raffinato poeta. Ce ne compiacciamo. Riprendiamo da Versi diversi, la rubrica cult di Vanity Fair, la lirica dedicata da Bondi al recente trionfo elettorale di “unmetroesettantuno”.
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Inchiodato a casa da un feroce mal di schiena, ho deciso di approfittarne per dare una veloce rilettura ai programmi dei partiti e degli schieramenti in lizza per le ormai imminenti elezioni politiche del 13 aprile. Uscendone – se possibile – ulteriormente sconfortato.
Finalmente una buona notizia. Il Consiglio di Stato ha infatti riammesso alle elezioni politiche del 13 aprile la DC di Giuseppe Pizza, precedentemente esclusa dall’agone elettorale per l’eccessiva – a detta dell’ufficio centrale elettorale della Cassazione – somiglianza tra il suo simbolo (lo scudo crociato) e quello dell’UDC di Pier Ferdinando Casini.
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