Da Estasi del pecoreccio. Perché non possiamo non dirci brianzoli
Èmorto Tommaso Labranca, autore a me tra i più cari e utili. Non mi pare insensato approfittare di questo spazio per condividerne un brano assai più citato che letto, la lettera a Roberto Calasso (e Fleur Jaeggy) intitolata Come si diventa Fiorello, pubblicata come extra track nell’introvabile Estasi del pecoreccio. Perché non possiamo non dirci brianzoli (Roma, Castelvecchi, 1995, pp. 99-114), qui estratta dalla mia preziosissima copia personale. Buona lettura.
Scopro colpevolmente solo ora come l’anglicismo outing non stia affatto a significare la libera rivelazione della propria omosessualità o – per esteso – di qualcosa che ossequio alle convenzioni sociali e personale convenienza preferirebbero rimanesse nascosto. Indica piuttosto – cito Wikipedia – la pratica di rendere deliberatamente pubblica e senza consenso l'identità sessuale o l'orientamento di altri, usata come vero e proprio strumento di lotta politica dal movimento omosessuale statunitense, per sputtanare politici e intellettuali conservatori particolarmente attivi e fanatici nella deprecazione e addirittura nella persecuzione pubblica dell’omosessualità, spesso per nascondere la propria.
Colmata questa lacuna, mi sovviene che un programma politico–elettorale ce l’ho anch’io; è così che mi ritrovo a temere che questa pratica possa proditoriamente essere usata anche contro di me, che pur conservatore non sono e che d’essere omosessuale onorarmi non posso.
Ora di contrattaccare, per meglio difendermi: eccomi pertanto a fare coming out (o self-outing) e a rivelare tutto l’inconfessabile, a svuotare di ossa gli armadi, spuntando così le armi a chi – rivelando i più scabrosi retroscena della mia vita sessuale – pensasse di screditarmi per impedirmi la presa del Palazzo d’Inverno.