Torino, Museo Egizio: si lavora alacremente – pur tra mille cautele – al delicato sbendaggio di Gian Luigi Rondi, il più antico e prezioso tra i reperti archeologici in esposizione. Il gran ciambellano del cinema italiano – vista l’indisponibilità di Thutmose IV e Amenhotep III – è stato infatti chiamato a sostituire Goffredo Bettini alla presidenza della Fondazione Cinema per Tebe, che sovrintende alla Festa del Cinema della Capitale. Non appena risvegliatosi, il Rondi ha subito diffuso un comunicato a mezzo stele geroglifica, in cui preannuncia di voler riconsacrare al Dio Amon la prima Festa della sua gestione.
Il generatore di poesie di Sandro Bondi
Automated “Bond River Anthology”
Si conclude la mia trilogia dedicata al mite Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali con la passione per la poesia. Vi ho presentato un’antologia delle sue liriche più riuscite, mi sono preoccupato per una certa stasi creativa nella poetica del Nostro: pur consapevole della modestia dei miei mezzi, grande è la mia lietezza di aver potuto dare un contributo alla maggior conoscenza di una voce di tanto possente ispirazione.
Perché tornare sul tema? A spingermi è il timore che il nuovo ruolo di ministro – certo più impegnativo di quello di coordinatore di Forza Italia – possa togliere a Bondi troppo del tempo che ha finora così proficuamente potuto dedicare alla poesia. Come faremmo senza la nostra pillola settimanale di poetica bondiana? L’attesa del prossimo numero di Vanity Fair è di per sé abbastanza estenuante; l’idea che possa protrarsi per periodi più lunghi è francamente inaccettabile.
Ho pertanto pensato bene di rendere un servizio di pubblica utilità a tutti gli ammiratori del Bardo di Fivizzano, imponendo al potente Dipartimento Informatico de il Gambero Rotto di programmare un generatore automatico di poesie nello stile di Sandro Bondi. Una grande sfida, uno sforzo immane (ha infatti richiesto quasi un’ora di lavoro), il cui risultato vado ora a presentarvi.
Sandro Bondi: un poeta ai Beni Culturali
Quando l’immaginazione torna al potere
Sandro “James” Bondi da Fivizzano è di nuovo sulla cresta dell’onda. Trionfalmente assiso sul suo scranno (di maggioranza) al Senato, ministro in pectore dei Beni Culturali e Ambientali, oggetto di voci dal sen di Palazzo fuggite che lo vorrebbero protagonista liaisons dangereuses tra Palazzo Madama e Montecitorio, tra Liguria e Piemonte.
Tra tante faccende affaccendato, il Bondi non ha però abbandonato la sua attività di raffinato poeta. Ce ne compiacciamo. Riprendiamo da Versi diversi, la rubrica cult di Vanity Fair, la lirica dedicata da Bondi al recente trionfo elettorale di “unmetroesettantuno”.
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Occhio malocchio prezzemolo e finocchio
Jovanotti e l’eterogenesi dei fini
Oggi, martedì 22 aprile 2008, ricorre l’Earth Day 2008, commendevole iniziativa di sensibilizzazione e mobilitazione sui temi della tutela dell’ambiente, al cui sito ufficiale rimando per ogni ulteriore delucidazione.
A tal proposito ho avuto ieri modo di leggere l’accorato appello del cantante Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, che invitava – in buona sostanza – a ridimensionare i consumi e a modificare i nostri piccoli gesti quotidiani.
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Sandro Bondi poeta. Un’antologia
Quando l’immaginazione è all’opposizione
Fa specie constatare come, nella sua implacabile e rigorosa opera di disvelamento dei crimini commessi dai comunisti italiani nel più o meno immediato dopoguerra, Giampaolo Pansa abbia finora colpevolmente voluto ignorarne uno dei più cruenti ed efferati: le poesie di Sandro Bondi.
Già militante del P.C.I., per il quale fu anche sindaco di Fivizzano (MS), il Bondi è da tempo approdato ad altri lidi. Non è qui che si discuterà della sua abiura del marxismo: il fatto che alle feste de L’Unità venisse immancabilmente scambiato per una triglia e servito alla livornese non sembra però del tutto estraneo alla radicale svolta politica del Nostro.