Coming out per il Gambero Rotto

Ovvero: cosa non si fa per trombare

Finnegans Wake
Finnegans Wake

Scopro colpevolmente solo ora come l’anglicismo outing non stia affatto a significare la libera rivelazione della propria omosessualità o – per esteso – di qualcosa che ossequio alle convenzioni sociali e personale convenienza preferirebbero rimanesse nascosto. Indica piuttosto – cito Wikipedia  – la pratica di rendere deliberatamente pubblica e senza consenso l'identità sessuale o l'orientamento di altri, usata come vero e proprio strumento di lotta politica dal movimento omosessuale statunitense, per sputtanare politici ed intellettuali conservatori particolarmente attivi e fanatici nella deprecazione e addirittura nella persecuzione pubblica dell’omosessualità, spesso per nascondere la propria.

Colmata questa lacuna, mi sovviene che un programma politico–elettorale ce l’ho anch’io; è così che mi ritrovo a temere che questa pratica possa proditoriamente essere usata anche contro di me, che pur conservatore non sono e che d’essere omosessuale onorarmi non posso.

Ora di contrattaccare, per meglio difendermi: eccomi pertanto a fare coming out (o self-outing) ed a rivelare tutto l’inconfessabile, a svuotare di ossa gli armadi, spuntando così le armi a chi – rivelando i più scabrosi retroscena della mia vita sessuale – pensasse di screditarmi per impedirmi la presa del Palazzo d’Inverno.

Confesso: quand’ero più giovane, pur di ingraziarmi la bella di turno, non ho mai esitato a raccontare un sacco di balle. Pur di rendermi più interessante e convincerla a concedermisi, ero infatti disposto alle più vili menzogne ed alle più sordide imposture, forte della più bronzea delle facce e della più tenace ed accanita logorrea.

Era infatti mia non del tutto errata convinzione che – quand’anche non fossi creduto fino in fondo e sugli specchi ad arrampicare mi trovassi – la stella diana oggetto delle mie brame non sarebbe rimasta insensibile a tutti gli sforzi, anche d’immaginazione, che profondevo per conquistarla. Lusingata o presa per sfinimento che fosse, non mi avrebbe alfine negato le sue grazie.

Bando alle ciance; tempo di smascherare le mie antiche menzogne.

Con l’occasione, oltre a liberarmi del peso di otto piccole parti che non voglio esser chiamato oltre a recitare, rimedio a due critiche che mi sono state mosse: quella di non pubblicare nulla di anche solo vagamente autobiografico, e quella di non parlare mai neppur velatamente di sesso.

 

Le confessioni del Gambero

Otto millanterie ed espedienti di un (ex) giovane di sinistra.

  1. Il Finnegans Wake ed io

    Vent’anni di umilianti tentativi non mi sono bastati ad arrivare a metà del primo libro. È successo a tanti, non dovrei darmene poi troppa pena. Non fosse che – cercando di far colpo in una serata ad alto tasso alcolico – riuscii anni fa a sciorinare un agghiacciante «riverrun, past Eve and Adam’s, from swerve of shore to bend of bay», con l’aria di chi la sapeva lunga. Riuscendo financo a dare a bere che non solo l’avevo letto per intero, ma che anzi me ne pascevo quotidianamente, tanto da averne addirittura sviluppato una certa qual forma di dipendenza. Amaramente pentito, sparso di cenere il capo, posso solo invitare le gentili lettrici a diffidare di chiunque tanto pretenziose letture così sordidamente millanti. E, soprattutto, a non dargliela.

  2. Il realismo magico sudamericano, che passione!

    Mai sopportato. García Márquez, Isabel Allende? Perché non una biopsia ai testicoli? Fingersene appassionati era però indispensabile, se si teneva ad una vita sessuale decorosa. Almeno in certi ambienti di sinistra, borghesucci anzichenò, in cui il maledetto RMS sembrava essere l’unica forma di letteratura praticata, ed in cui l’argomento di conversazione principe erano i cazzacci – in tutto intercambiabili – delle famiglie Buendía, Trueba e Forrester. Chi era impreparato non trombava mai: fu così che bevvi anch’io l’amaro calice, leggendo il minimo indispensabile di RMS, tenendomi quanto bastava informato sugli incesti di “mascellone” Ridge.

  3. Doris Lessing? Non leggerei altro!

    Vedi alla voce “realismo magico sudamericano”. Con l’aggravante che, quasi sempre intonsi, i tomi della Lessing ancora se ne stanno in bella mostra su uno scaffale di casa, invece di aver preso la strada del mercatino delle pulci. Con l’ulteriore aggravante dei letali «nella misura in cui… la donna si fa significante e significato… finalmente libera dalle sovrastrutture…» con cui usavo intortare certe mie interlocutrici “lessinghiste”. “Sovrastrutture” che andavano intese – nel migliore dei casi – di pizzo e della quarta misura.

  4. Come fai a sapere che Giorgio Gaber è il mio idolo?

    Mai piaciuto, posso ora confessare. Avrei però mai potuto contravvenire alla regola che consentiva sì di parlarne male, ma solo se al contempo si mostrava il più cocente rimpianto per il grande Gaber di una volta? Avrebbe significato l’emarginazione sociale (ed il conseguente crollo di ogni chance di trombare) in una fase assai delicata della mia formazione.

  5. Francesco De Gregori? Lui sì che sa come emozionarmi

    Vedi alla voce “Giorgio Gaber”. Con l’aggravante che, di tanto in tanto, facendomi la barba, mi ritrovo ancora a cantare “Pezzi di vetro”. Con l’ulteriore aggravante che, con De Gregori in sottofondo, dopo aver parlato di De Gregori, con chi tanto amava De Gregori, dopo un concerto di De Gregori, non s’è trombato mai. Soporifero.

  6. «Qualcosa contro i peli sotto le ascelle?» No, anzi…

    Manolo Blahnik, Christian Louboutin? Diciamo pure Dottor Scholl e Mr. Clark. Anche ai piedi delle più leggiadre tra le fanciulle che mi beavo di frequentare trionfavano infatti zoccoli ortopedici, polacchine impolverate ed orrendi infradito indiani in cuoio. Non ebbi in verità mai troppo a crucciarmene, non avendo ancora scoperto quanto anche il maschio possa essere gratificato da una bella scarpa femminile. Né i gonnelloni da figlie dei fiori ed i pantaloni etnici in garza mi causavano poi un disagio estetico che soverchiasse i vantaggi della loro agevole rimovibilità.

    Quel che mi disturbava era piuttosto la diffusa trascuratezza – quando non già ferrea obiezione – nel depilarsi le ascelle. Quella della depilazione era attività infatti assai malvista, un segno di resa a quella Moda con cui il capitalismo fallocrate distraeva la donna dal consapevole esercizio dei suoi diritti, per meglio schiavizzarla. La non granitica convinzione della bontà di questi argomenti rendeva però le mie irsute veneri assai bisognose di conferme: «Vero che così è più naturale?» «Non trovi che sia più sexy?» Quando una domanda già contiene la risposta, è sempre prudente, se non saggio, evitare di cercarne un’altra, e così feci.

    Reazioni piccate e conseguenti troppo lunghe astinenze temendo, mai m’arrischiai a dire la verità. Condannandomi così ad estenuanti, penose bugie ed – ogniqualvolta giungessi all’agognato traguardo – all’altrettanto estenuante ricerca di posizioni che minimizzassero l’impatto, talvolta non solo visivo, della “Selva Lacandona”.

  7. Il mio “trionfale” passato agonistico sugli sci

    Non è un’invenzione, ho effettivamente gareggiato, pur se ad infimi livelli. È su quanto fossi scarso che ho spesso tutt’altro che disinteressatamente sorvolato. È il momento di ristabilire la verità: ero una vera pippa. La vergogna dello sci italiano. Mai sul podio, mai nei primi venti (se non quando i partecipanti erano di meno). Al cancelletto sembravo infatti entrare in un’altra dimensione, le cui strane leggi fisiche non prevedevano che vi fosse una forza centripeta a contrastare la centrifuga. Tant’è che, immancabilmente, partivo per la tangente ed uscivo di pista. La vecchia tuta Colmar da gigante (la stessa di Tomba a Calgary!) è finita a persona meno indegna di indossarla; fatta finalmente ammenda, posso ora vivere con serenità la mia ritrovata passione per lo sci. Senza più sognarmi di millantare inesistenti glorie, né tantomeno di farvi affidamento per trombare.

  8. La barca? Neanche regalata!

    Politicamente parlando, è ben noto come io sia rimasto ai Soviet ed ai piani quinquennali, pur senza più propugnare l’eliminazione dei kulaki, un tempo con tanta passione sostenuta.

    Durezza e purezza avevano del resto l’incontestabile pregio – perlomeno in certi ambienti – di facilitare il contatto sessuale: guai pertanto, in presenza della bella, a non ostentare il massimo disprezzo per la ricchezza, in ogni sua manifestazione, foss’anche discreta, e per i beni materiali in genere. Intollerabile ogni scarto dall’ortodossia pauperista, pur con alcune eccezioni: per fumo ed ogni più nefasta troiata New Age non era infatti malvisto spendere vere e proprie vagonate di denaro; sommamente indelicato inoltre non mostrarsi comprensivi verso il vivo disagio che abitare le sibaritiche magioni dei genitori alle mie graziose “pioniere” cagionava.

    Oggi mi sento di poter invece liberamente affermare, senza più temere che un immeritato marchio di “riformista” (“migliorista”, si diceva allora) mi ostracizzi sessualmente, che le cose belle mi piacciono, e pure molto.

    Aggiungo, senza ipocrisia, che chi se le può permettere fa benissimo a comprarsele, purché non frodi il Fisco, non le ostenti e – non da ultimo – le sappia davvero apprezzare.

    È quindi senza complesso alcuno che aggiungo una postilla al mio slogan programmatico «Voglio il pane e le rose. Ed anche il foie gras»…

    Voglio pure un motoscafo Riva.

    Non mi limito a desiderarlo; sono anzi intimamente convinto di non meritare nulla di meno. Su un Aquarama del ’62 farei davvero la mia porca figura, ma anche un più moderno Aquariva Super o un Rivarama potrebbero rivelarsi adeguati alla bisogna. Sogno, insomma, di possederne uno, e di potermi finalmente godere anch’io la mia bella fetta di contraddizioni in seno al popolo: a presto l’apposita sottoscrizione.

il Gambero Rotto

Commenti

  1. Demart:

    Vabbè, però De Gregori lasciamelo stare... Sono fermamente convinto che Rimmel sia uno dei migliori album della produzione musicale italiana.
    E anche Gaber merita: ci ha lasciato ad esempio Il Dilemma, una delle canzoni più belle in assoluto.

    # 1 · Commento pubblicato il 1 luglio 2008 alle 18:10 · Torna al post ↩
  2. francesca:

    Per uno che abita a Bolzano, un bel motoscafo e' un desiderio pertinente, direi :D

    PS: ma eravamo davvero cosi' cretine? No, non rispondere, fa nulla

    # 2 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 00:17 · Torna al post ↩
  3. il Gambero Rotto:

    Il punto è questo, caro Demart: quando un artista, seppur valido, assurge allo status di intoccabile, di cartina di tornasole dell’impegno, è più forte di me rifiutarlo in blocco. È più pratico, credimi.

    Macché cretine, cara Francesca. Adorabili, semmai.
    Non ti sarà del resto sfuggito quanto fossimo cretini noi… e chi ha mai sostenuto che il metodo fosse infallibile? ;-)
    Come poi giustamente rimarchi, Bolzano manca di un non trascurabile dettaglio: il mare. Non me ne vogliano i cugini laivesotti, ma se dalla zona industriale in giù ci fosse un bel golfo, Bolzano sarebbe davvero il paradiso in terra.

    # 3 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 09:27 · Torna al post ↩
  4. Demart:

    Allora... "Si Bolzan avesse lu mer, sarebbe na piccola Beri"!

    # 4 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 12:53 · Torna al post ↩
  5. Demart:

    Comunque, quanto tu dici sulla "cartina di tornasole dell'impegno" è giusto. Ho cominciato ad apprezzare De André, ad esempio, quando lo si è considerato poeta prima ancora che icona dell'impegno, e soprattutto quando ho cominciato a fare attenzione anche alle sue musiche, che in certi brani sono davvero straordinarie (una canzone in particolare: "Oceano", del 1975).

    # 5 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 13:10 · Torna al post ↩
  6. Bubu:

    BUAUAUAUUUUAAAAAAH!!!
    Allora: Il RMS "è una cagata pazzesca!!!" (cit.) ma come dici tu in certi ambienti di sinistra senza Marquez e la Allende non si va da nessuna parte. Però il potere seduttivo dei libri và saputo usare con attenzione: un paio d'anni fa un mio corteggiatore scoprì la mia passione per la letteratura russa, una sera "per caso" aveva tra le mani un libello: "Fondamenta degli Incurabili" di tale Iosif Brodskij. Approfittando della passione di cui sopra, mi lesse il suo passo preferito. L'avesse mai fatto: m'innamorai perdutamente del poeta morto, dimenticando completamente l'uomo vivo.
    I peli sotto le ascelle sono orribili, mai avuti per più di due giorni.
    Motascafi no: meglio la vela :D
    Comunque sia noi donne (boh almeno io) siamo abituate a fare una scrematura del 30-40% dalle cose che ci raccontate voi maschietti durante i primi incontri. Mica ci crediamo a tutte le panzane che raccontate.

    # 6 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 19:29 · Torna al post ↩
  7. francesca:

    Gambero, facciamo da Bronzolo dai, i gurken e i ravanelli di quel pazzo di Oscar Ferrari meritano la salvezza. Lui non sono così sicura. ;)

    Comunque si, eravate cretini un bel po' pure voi, esattamente come adesso ;) Cambia il modo la sostanza resta.

    Bubu, Brodskij pero' vede la scritta Campari che troneggia sull'imbarcadero a S.Elisabetta al Lido da un punto di Venezia dal quale non si puo' vedere. Licenza poetica un cavolo, qui no se 'ncanta cuchi ;) E non mi si banalizzi Venezia eh, nemmeno se si e' "pronografi, antisovietici" e Nobel!

    Confesso, non ho letto altro di suo quindi la pianto qui.

    Peraltro, bisogna spiegare ai maschietti che la possono smettere di raccontar balle, ci pensano i feromoni a scremare. Puoi anche parlarmi di Beethoven di Petrucciani o contarmi che hai scalato il Cerro Torre con una mano, se non "puzzi giusto" non attacca. 'notteeeee...

    # 7 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 23:36 · Torna al post ↩
  8. Belfagor:

    Cos'è, Gambero, self-outing o auto-da-fé? Oddio, è vero, oscillavamo tra la pallosità e l'idealismo, però voi maschietti, te lo posso dire, adesso?, eravate davvero un po' stronzi. Ma secondo te ci cuccavamo tutte le pose, le stronzate e le bufale che ci rifilavate?
    Ricordo quando uno di voi mi vide in mano il "Saggio sulla distruttività umana" e "Sorvegliare e punire", si sparò la posa di averli straletti e infilò una dietro l'altra una serie di ca...te, e poi mi chiese se mi andava di uscire con lui! Ma davvero credevate che cadevamo tutte dal pero?
    Ha ragione Bubu, il potere seduttivo dei libri va saputo usare con attenzione e, mi spiace dirlo, molti di voi maschietti in questo eravate delle frane pazzesche!
    Ma le trovavi tutte tu quelle con la selva Lacandona sotto le ascelle, e magari con la foresta amazzonica alle gambe?
    Se la memoria non mi fallisce, oltre a liberarci dai reggiseni, noi ci liberavamo ben convinte anche delle pelurie-stigma-donne-del-sud!!!
    E poi cosa hai da dire per quei meravigliosi infradito, comodissimi e libertari, che stavano benissimo coi caftani e le gonnellone da zingara?
    Ehi, Gambero, basta coi self-outing! ché, mi stai diventando vecchio? NON E' DA TE

    # 8 · Commento pubblicato il 2 luglio 2008 alle 23:56 · Torna al post ↩
  9. Belfagor:

    P.S. Anch'io non amo i motoscafi: troppo rumore e inquinamento, ma su una bella goletta, su un due o tre alberi, ci salgo volentieri. Come vedi, ognuno di noi ha le sue "contraddizioni in seno al popolo"!
    L'importante è che non sia la barca di "Finché la barca va" (vedi alla voce Orietta Berti!)

    # 9 · Commento pubblicato il 3 luglio 2008 alle 00:03 · Torna al post ↩
  10. equipaje:

    Hmmm, un post che invita a ristabilire la verità storica -o almeno, le diverse prospettive.
    Perché improvvisamente mi sono rivista davanti una lunga teoria di poeti e strimpellatori -più avanti negli anni erano sindacalisti, ma sempre e solo tutti maschi che poetavano su quel che ti sovviene davanti al plotone d'esecuzione e strimpellavano gli Inti illimani e sindacavano che ora cancello il tuo nome dalla mia facciata e confondo i miei alibi e le tue ragioni...
    ...e mai, dico MAI uno che sapessa aggiustare un lavandino, o mettere un tassello ad espansione, o farmi ripartire la R4 in panne, doppio pfui!

    Una generazione ricca di ideali ma carenti di idraulici, altroché.

    # 10 · Commento pubblicato il 3 luglio 2008 alle 00:05 · Torna al post ↩
  11. Belfagor:

    E' vero, Equipaje, toccava a noi cercare alcune soluzioni pratiche! Bravissimi, bravi, bravini, illusamente scarsi alla chitarra, logorroici, ma...se si tagliavano in dito nell'aiutare a fare (in ressa pazzesca da tutti in cucina) una frittata di patate (dalle patate immancabilmente crude!) squittivano e drammatizzavano (ma lo fanno ancora!) come se stessero per morire dissanguati, tranne poi, a tavola, col minicerotto sul minitaglio, raccontare mirabilia di sé e del proprio coraggio nelle "battaglie di piazza"!

    # 11 · Commento pubblicato il 3 luglio 2008 alle 00:32 · Torna al post ↩
  12. il Gambero Rotto:

    Bubu: è una bellissima notizia quella che mi dai. Ero infatti convinto che scremaste l’85% di quel che vi diciamo. I libri sono un’arma a doppio taglio, lo so bene: li ho usati a scopi seduttivi solo quando ci sono stato tirato per i capelli, e sempre con gran diplomazia (e col minimo dispendio di cazzate possibile).
    Devo però confessarti di non aver colto appieno il senso del tuo BUAUAUAUUUUAAAAAAH!!!… Devo preoccuparmi? ;-)

    Francesca: sono certo che Oscar Ferrari sarebbe più che lieto di coltivare gurken e rapanelli su un bell’isolotto nel Golfo di Bolzano. A proposito di Cerro Torre con una mano avrei potuto aggiungere che “ufficialmente” arrampicavo sul 7a+, quando il 6a mi era d’avanzo. Aggiungiamolo come postilla alla voce Campione di sci.

    Belfagor: è senz’altro possibile che stia diventando vecchio. Questo è il mio ultimo self-outing, anche perché non ho altri difetti o colpe da confessare ;-) Spero poi che tu non me ne voglia, ma ho sempre odiato gli infradito indiani. Tant’è, il perché non saprei nemmeno spiegartelo.

    Equipaje: anche se non mi sono mai atteggiato a poeta e strimpellatore, devo ammettere che aggiustare un lavandino e mettere un tassello sono cose che ho imparato a fare – pure con un certo gusto – solo negli ultimi cinque anni. Me la cavo più che discretamente. Sempre pronto poi a dare una mano con il PC. Per l’auto il discorso è leggermente diverso: chiamerei il meccanico anche per appendere l’Arbre Magicque.

    Per tutte: che fossimo assai più cretini di voi (e che, nella fattispecie, lo fossi io) è fuor di discussione. Il mio pentimento è profondo e sincero.
    Non è però mia intenzione accollarmi responsabilità non mie, e tengo a chiarire un paio di cosette:

    • Mai fatto il sindacalista.
    • Mai scritto poesie.
    • Mai strimpellato la chitarra. I “gruppidigiovanisedutiperterraconchitarra” urtano lo stalinista che da sempre in me si annida, che li manderebbe ad estrarre uranio in Siberia.
    • Gli Inti Illimani, da secoli in Italia a rompere i maroni ed a portare sfiga (El pueblo unido… già, come no…), sono gli unici capaci far vacillare le mie teorie sull’accoglienza. Non c’è un articolo della Bossi–Fini che preveda il loro pur tardivo reimpatrio?
    • In cucina mi muovo con agio. Mi taglio sì spesso, ma ciò aggiunge sapore ai miei piatti: altro che dado.
    # 12 · Commento pubblicato il 3 luglio 2008 alle 12:39 · Torna al post ↩
  13. Demart:

    Gambero, ma per caso sei Lucio Dalla trapiantato a Bolzano? "La musica andina, che noia mortale! Sono più di tre anni che si ripete sempre uguale" ("Il cucciolo Alfredo", 1977)...

    # 13 · Commento pubblicato il 3 luglio 2008 alle 14:46 · Torna al post ↩
  14. il Gambero Rotto:

    Certo che no. I capelli che ho in testa sono ancora tutti miei, e non sono affiliato all’Opus Dei ;-)

    # 14 · Commento pubblicato il 3 luglio 2008 alle 14:56 · Torna al post ↩
  15. Bubu:

    Il BUAUAUAAAA era uno scoppio di risa irrefrenabile che mi ha strappato il tuo outing su Finnegans Wake ;D
    Sul 30-40% di scrematura dammi tempo, io sono ggiovane; provengo dagli anni '80,e la mia testa ne paga ancora le conseguenze; ancora qualche anno e arriverò all'90%.
    Su Brodskij: io amo quell'uomo, amo la sua prosa,il ritmo delle parole, le immagini che usa, è più forte di me, c'è poco da fare.
    I motoscafi sono brutti! Sembrano ferri da stiro galleggianti,le barche a vela hanno più personalità; e inquinano meno.

    # 15 · Commento pubblicato il 4 luglio 2008 alle 00:06 · Torna al post ↩
  16. Belfagor:

    Dai, Gambero, convertiti alla vela e lascia stare le rumorose trappole. Pensa, il vento del golfo di Bolzano ;D (sic) che ti trasporta su una barca a vela, il rollio e lo sciabordio delle onde, elogio della lentezza (o della velocità col vento forte)...randa e focco che si tendono, si gonfiano nel vento e tu...con infradito indiani che ti godi il sole e il volo dei gabbiani...
    Quanto agli Inti Illimani (ma non è che portassero un po' sfiga le loro canzoni?) da un bel po' non si sentono, per cui lascia stare la Bossi-Fini, che è meglio,se tacciono possono stare dove vogliono a fare i pensionati:)
    Su Finnegans Wake: beato te che hai avuto il coraggio di perseverarci su per vent'anni tentando disperatamente di arrivare a metà del primo libro!
    Io, alla terza pagina ho dedotto che il mio tempo, prezioso, potevo spenderlo meglio...e così ne ho fatto gentil cadeau al mio migliore nemico, spudoratamente spacciandolo per un enorme sacrificio che facevo, privandomene, ma che lo facevo perché anche lui ne potesse godere. E lo sventurato lo fece! Se ne servì a piene mani per trarne citazioni da rifilare a tapine a scopo cuccatorio...facendo ben presto il vuoto pneumatico intorno a sé.
    Come vedi anche noi donne non eravamo certo angeli (almeno io non lo ero)
    Diciamo che, a prescindere dal genere eravamo tutti persone non unidimensionali...epperò, malgrado eccessi (forse) di idealismi e qualche ingenuità, certo nessuno di noi era un vuoto a perdere!

    # 16 · Commento pubblicato il 4 luglio 2008 alle 18:13 · Torna al post ↩
  17. il Gambero Rotto:

    Per quanto apprezzi i vostri sforzi, sul motoscafo Riva non cedo di un millimetro. In barca a vela non ci so andare, per un due o tre alberi seve un equipaggio, e navigando nel Golfo di Bolzano non vorrei avere estranei tra i piedi.
    Rumorosi? Inquinanti? Conduco un’esistenza a bassissimo impatto ambientale: faccio la mia brava raccolta differenziata, mi sposto coi mezzi pubblici, non possiedo un’auto, d’inverno tengo la casa fredda, mangio carne (buona) tre o quattro volte al mese. Qualche giretto in motoscafo credo proprio di meritarmelo. VRRROOOOOMMMMM!!! ;-)

    # 17 · Commento pubblicato il 4 luglio 2008 alle 19:26 · Torna al post ↩
  18. Bubu:

    Sono ferri da stiro galleggianti. L'equivalente del SUV (stupid urban vehicle,acronimo coniato dalla mia persona personalmente) sull'acqua!!!

    # 18 · Commento pubblicato il 4 luglio 2008 alle 20:35 · Torna al post ↩
  19. Belfagor:

    Guarda che il motoscafo sa di vecchio (soprattutto in era di petrolio alle stelle), di cumenda volgare e panzone...
    Prendi ad esempio RIVA, l'acronimo giusto potrebbe essere: Rumoroso Inquinante Volgare Antiquato, o: Racchio Ignobile Vecchio Antipatico, o ancora: Ritorsione Invadente Verso Ambiente, oppure Riposa Inerte Vinto Arreso (se si ferma all'improvviso in mezzo al golfo e devi riportarlo a remi), e infine : Respinge Inesorabile Vita Altrui = cioè non cucchi!!!:-)
    Se non vuoi estranei in barca nel golfo, puoi anche ripiegare su un delizioso barcgino a una vena, su un sampam, oppure su una splendida sorrentina a remi (così fai anche salutare esercizio fisico).
    Pensa che bello poter assaporare il paesaggio sonoro delle acque senza il VROOM VROOM che, onomatopeicamente è infantile :-)
    Non me ne volere, lo dico per te, per preservare la tua purezza e la tua coerenza ecologica

    # 19 · Commento pubblicato il 4 luglio 2008 alle 21:24 · Torna al post ↩
  20. Belfagor:

    Errata corrige:
    al posto di barcgino, che non è la barc d' Gino, leggi barchino;
    al posto di vena (lapsus froidiano: per me le vele sono le vene pulsanti del vento), leggi vela

    # 20 · Commento pubblicato il 4 luglio 2008 alle 21:27 · Torna al post ↩
  21. il Gambero Rotto:

    Cara Belfagor, che ti ho fatto di male? A parte il fatto che i sogni non inquinano, la mia coscienza è limpidissima: la mia “impronta ecologica” è infatti paragonabile a quella di un opossum. Davvero mi vuoi mandare in giro su un sampan?

    Un Riva Aquarama a confronto con un sampan
    # 21 · Commento pubblicato il 8 luglio 2008 alle 08:39 · Torna al post ↩
  22. Bakunin:

    Ebbene si, mi hai rituffato in un passato che rinvango volentieri. A parte che Finnegans Wake non l'ho neanche mai iniziato, per il resto mi sembra di essere di nuovo li, da dove non avrei mai voluto andarmene. Ma si sa, il tempo passa, la società cambia, e adesso probabilmente non si intorta più con letteratura e politica.
    Ripassando fra i tuoi punti, mi manca Guccini, che a portar sfiga non era sicuramente secondo agli Inti illimani. Mi manca Borges, meno adeguato per attaccar bottone, ma sicuramente con una sua plusvalenza nella fase decisiva di una serata...Ho sofferto anch'io l'assenza del golfo di Bolzano, ma forse mi ha aiutato ad essere più "zingaro". Pieno supporto al motoscafo Riva!!!Ma solo con cambusa!
    E per ultimo un ringraziamento a tutte le bimbe di Bolzano (e non), che ci hanno so(u)pportato. A me non dava fastidio se non eravate depilate.

    # 22 · Commento pubblicato il 8 luglio 2008 alle 09:40 · Torna al post ↩
  23. Belfagor:

    Caro Gambero,
    non mi hai davvero fatto nulla di male!!! Anzi, mi hai, ci hai riportati/e agli anni dell'adolescenza, quando ideali e speranze erano piante rigogliose, mi hai riportato in un mio altrove temporale da cui non avrei mai voluto uscire, soprattutto davanti alle attuali temperie.
    Solo che una persona quale mi sembra tu sei, che apprezza Bruno Martino, il pane e le rose, sia pur accompagnati col foie gras, che dimostra un' apprezzabile vena modernamente romantica, ma non stucchevole, idealmente mi appare più coerente su una imbarcazione che silente scivola su flutti cristallini e argentati, in cui si specchiano, come nei quadri di Monet, salici e lillà. :-) Tutto qui.
    Però hai ragione, i sogni non inquinano, i sogni vivono nella dimensione senza tempo del silenzio...i sogni sono parole inespresse, che è giusto fluttuino nei giorni dell'anima.

    # 23 · Commento pubblicato il 8 luglio 2008 alle 21:34 · Torna al post ↩
  24. il Gambero Rotto:

    Cara Belfagor, ti ringrazio della precisazione e – soprattutto – delle gentili parole. Ritieniti ufficialmente invitata al varo della “barca”: «Vaaadi, Contessa!» ;-) Col tempo si impara a convivere con le proprie inevitabili incoerenze, che ci rendono pure più simpatici. Fermo restando che c’è un limite da non oltrepassare, e che il Gambero “terzista” e “dialogante” non lo vedrete mai.

    Bakunin: la lista dei cantautori stracciapalle e iettatori sarebbe assai lunga. Senza parlare di Bob Dylan e Joan Baez: quanta gente hanno spinto ad arruolarsi nella Folgore? Gli Ivan Della Mea, le Giovanne Marini… Mi viene sempre in mente poi Paolo Pietrangeli, quello che cantava «compagni dai campi e dalle officine, prendete la falce e portate il martello». «“Prendete, portate”, ché io – avanguardia – ben altro ho da fare: andare a Canale 5 a fare il regista del Maurizio Costanzo Show, per esempio, da dove meglio potrò operare per la liberazione delle masse».

    Quanto mi piace (a volte) fare il qualunquista ;-)

    Post scriptum: sia ben chiaro che sono decisamente più giovane di quanto i nomi che ho citato farebbero supporre.

    # 24 · Commento pubblicato il 9 luglio 2008 alle 07:53 · Torna al post ↩
  25. Demart:

    E la lista degli stracciamaroni potrebbe continuare...

    # 25 · Commento pubblicato il 9 luglio 2008 alle 14:36 · Torna al post ↩
  26. il Gambero Rotto:

    La regina degli stracciamaroni? Laurie Anderson. Da tutti citata, da nessuno ascoltata, se non, occasionalmente, dal vivo (dove a qualcuno capita di doversi far vedere, pena il crollo di un palco tanto imprudentemente allestito).
    Dopo cinque minuti di performance di Laurie Anderson hanno inizio le visioni a sfondo mistico, al decimo muori dalla voglia di trasformarti nel chihuahua di Paris Hilton, per passare il resto dei tuoi giorni in una delle sue borsette.

    # 26 · Commento pubblicato il 9 luglio 2008 alle 15:20 · Torna al post ↩
  27. Belfagor:

    Non mi piaca si parli di jettatura e jettatori...Mi ricorda uno scritto del '700, la "Cicalata" di Nicola Valletta. Preferisco parlare di Cassandre e di persone dalle intuizioni decisamente errate, o di persone deprimenti e/o stracciapalle(vedi Laurie Anderson)!!!
    Caro Gambero per il "Vaaadi, Contessa!", secondo te è preferibile presentarsi in lungo (ovviamente con sandali Manolo Blahnik), oppure in corto casual, con infradito indiani? E il varo con Veuve Cliquot o con gazzosa Spumarosa?
    Secondo me però il golfo di Bolzano è un po' angusto per cotanto varo.
    Ti consiglierei altri flutti. Quanto a me, tra un po' mi dirigerò verso lo smeraldo liquido dello Jonio salentino, a sud di Gallipoli.
    Amo quelle terre antiche dove dolmen e menhir tra case e olivi centenari e argentati ti danno un senso di immensità del tempo, dove i mutamenti hanno la lentezza dei tempi della vita, dove le pietre sono parole ed il paesaggio è in prevalenza coerente e armonico.
    E pensando alla Puglia salentina mi viene in mente che manca qualcosa alla tua triade pane-rosa-foie gras: il vino!!! Non sarai mica astemio?
    Ciao, gambero, ci sentiamo al ritorno. Berrò un buon Negroamaro alla tua salute!

    # 27 · Commento pubblicato il 11 luglio 2008 alle 20:13 · Torna al post ↩
  28. il Gambero Rotto:

    Al varo? Abito da cocktail e decolleté di Jimmy Choo. Si brinda a Bollinger 1990.

    Astemio a me, cara Belfagor? Astemio a me? Presente Mario Brega in Un sacco bello, quando la fricchettona gli dà del fascio? Io nun so’ bevitore così! so' bevitore cosììì! (con un bicchiere per mano). Ti ricordo inoltre come al quinto punto del mio manifesto politico ci sia la costruzione del grande Enodotto Statale.

    Che meraviglia il Salento, e che invidia per te che ci stai andando! Ci ho lasciato un pezzettino di cuore. Colgo l’occasione, visto che il Gambero Rotto non rinuncia ad essere (anche) un blog enogastronomico, per segnalare tre indirizzi in cui mi sono trovato bene, pur premettendo che la mia ultima visita risale a due anni fa.

    • Maruzzella, in località Lido Conchiglie. Un posticino in riva al mare, tanto spartano (stoviglie in vera plastica) quanto piacevolmente accogliente. Nemmeno sotto tortura oserei confessare le quantità di cozze e “pupiddhi” (alicette) che mi ci sono scofanato. Prezzi ridicoli.
    • A Gallipoli mi permetto di suggerirti la trattoria Le Fontanelle in via Venezia 32, per assaggiare un fritto a regola d’arte e servito come si deve: un assaggio alla volta, così tutto rimane caldo e croccante. Ottimi poi i crostacei grigliati ed i crudi: se trovi l’ostrica rossa assaggiane una anche per me, e fammi sapere. Prezzi onestissimi.
    • Peccato Di Vino, in via Fondachi ad Otranto (proprio dietro la Cattedrale), un ristorantino davvero gradevolissimo. Cucina creativa (ma non troppo, il “territorio” c’è tutto). Bella carta dei vini, gentile, appassionato e degno di cieca fiducia il sommelier. Il più caro dei tre, ma sempre in ambito di assoluta ragionevolezza. Link: Peccato Di Vino, Otranto

    Cin cin e buone vacanze!

    # 28 · Commento pubblicato il 14 luglio 2008 alle 12:14 · Torna al post ↩
  29. La Guressa:

    a parte che sembra il racconto di uno di 55 anni (e io so che tu ne hai moooolti di meno! :-P ), mi trovo molto daccordo sulla letteratura sudamericana: non ho mai capito il perchè venisse ritenuta così avvincente; l'ho sempre trovata esageratamente prolissa, mi pare che non si arrivi mai ad un punto, una pippa per l'autore insomma. Sono daccordo anche sui cantautori stracciapalle!
    Io voglio il pane, le rose e anche le ostriche! Ciao ;-)

    # 29 · Commento pubblicato il 27 luglio 2008 alle 15:27 · Torna al post ↩
  30. il Gambero Rotto:

    Non ho 55 anni, ma è in me sempre più viva la sensazione di essere un uomo del secolo scorso, un articolo di modernariato come le radio in bachelite e i tinelli in fòrmica ;-)
    Ad ogni modo non temere, cara Guressa, non rimarrai delusa: ci saranno ostriche a volontà, non appena avrò occasione di realizzare la mia piattaforma programmatica. E poi… più tartufi per tutti!

    # 30 · Commento pubblicato il 28 luglio 2008 alle 12:29 · Torna al post ↩
  31. Bakunin:

    "...più Tartufi per tutti!"
    Cosa buona e giusta, ma anche più Wagyu per tutti:

    # 31 · Commento pubblicato il 30 luglio 2008 alle 09:26 · Torna al post ↩
  32. Demart:

    Se vai in Salento ti consiglio un paio di posticini dove si mangia divinamente:
    1) "Il Capriccio", a Gallipoli nei pressi della stazione ferroviaria. Antipasti ricchissimi, tutti a base di pesce e frutti di mare. Poi quando c'è il momento del primo... Linguine ai ricci. Spettacolari. Da leccarsi baffi, barba e tutti i peli. Poi hanno sempre pesce freschissimo e per finire... dolcini siciliani freschi, che arrivano direttamente dalla Sicilia.
    2) "Trattoria da Iolanda", a Lucugnano, frazione di Tricase. Cucina casereccia, fanno come antipasti delle fritture con olio leggerissimo e si trova tutto il meglio della cucina salentina di terra: dal purè di fave e cicoria a "ciciri e tria" (pasta e ceci preparata in un modo particolare), dai pezzetti di cavallo al ragù (con cui condire la pasta fatta in casa), agli "gnomareddhi" arrosto (fegatini legati col budello). Particolarità: pane al finocchietto e antipasti sott'olio (fave, carciofini, pomodori secchi...). E un vino della casa che sembra leggero ma che se ne bevi un po' di più trovi difficoltà ad alzarti dalla sedia (quattro anni fa ci andai per la prima volta. Eravamo in cinque e ci facemmo portare il rosato. A fine pasto eravamo ubriachi marci, cantavamo e ridevamo per la strada...).

    # 32 · Commento pubblicato il 8 agosto 2008 alle 12:44 · Torna al post ↩
  33. Belfagor:

    Grazie per i consigli gastronomici, caro Gambero. Purtroppo non avendo con me il portatile li ho letti solo adesso, per cui me li riservo per l'anno venturo...il Salento è la mia droga estiva. Giunto luglio vado in crisi di astinenza e devo assolutamente andarci.
    Ogni volta non delude: spiagge bianche costellate di cuscini di timo e da profumatissimi pancrazi (gigli della sabbia), rocce suggestive e mare che è puro smeraldo liquido, paesaggi gradevoli, muri a secco, trulli salentini, rigogliosi oliveti e vigneti, tesori di arte e testimonianze archeologiche millenarie (i 9 menhir di Giurdignano, il dolmen, secondo d'Europa per grandezza, di Uggiano la Chiesa, le chiese paleocristiane di Casaranello e di Otranto, la cattedrale di Otranto, lo Zeus, Zhis, di Ugento,i paesi della Grecìa salentina, ecc), e poi le bellissime coste (Porto Selvaggio, Patù. Leuca, Castro, Pescoluse, porto Badisco), le sue grotte, i laghi Alimini e le tante riserve naturali. Insomma più che un luogo di villeggiatura, è un luogo dell'anima...La gente, poi, vera erede della Magna Grecia, portatrice di una vera cultura dell'accoglienza!
    E poi, hai ragione, si mangia benissimo ed il rapporto qualità-prezzo è eccellente.
    Un posto dove si mangia davvero bene, dove si unisce l'innovazione nel solco della tradizione, e che ti segnalo, è l'Antico Monastero a Felline: un vacchio monastero restaurato, una piazza e i tavoli sotto il castello...si mangia di un bene!!!(da segnalare le Rose di mare, pasta fresca ripiena di cernia in salsa di gamberi, oppure i tagliolini al pomodoro secco e la frittura mista di pesce e polipo, oppure gli eccellenti gelati: alle mandorle in salsa di fichi, alla crema con fragoline di bosco e vin cotto, oppure i magici spumoni). Ti ho fatto venire l'acquolina in bocca?
    Ho assaggiato le eccelse ostriche rosse, ed anche le cozze pelose di Taranto...
    Insomma, Gambero, perché non lasci il golfo di Bolzano e corri in Salento? Magari con il tuo Riva (vabbè, te lo concedo!)
    In Salento ho realizzato che cosa voglio: il pane (di Altamura), le rose (i fiori e quelle di mare), il rosato salentino, le ostriche e le linguine ai ricci, il mare di smeraldo, il sole e il vento (ed anche una barca a vela).
    P.S. OK per l'abito da cocktail e per i decolleté. Il Bollinger è giusto, anche per l'annata!!!

    # 33 · Commento pubblicato il 8 agosto 2008 alle 15:10 · Torna al post ↩
  34. Belfagor:

    P.S. Andando in Salento, prova a cercare, in qualche mercatino i "pupiddhi alla scapece", cioè alicettine e piccolissime vope conservate in un impasto cremoso di z Un cibo antichissimo dal sapore contemporaneamente intenso e delicato!

    # 34 · Commento pubblicato il 12 agosto 2008 alle 07:32 · Torna al post ↩
  35. Belfagor:

    Errata corrige: nel p. s. è saltata mezzafrase che spiega cosa siano i "pupiddhi alla scapece". Leggasi dunque: "alicettine e piccolissime vope conservate in un impasto cremoso di zafferano, aceto, un'anima di olio e mentuccia"

    # 35 · Commento pubblicato il 12 agosto 2008 alle 07:36 · Torna al post ↩
  36. il Gambero Rotto:

    Ringrazio Demart e Belfagor, che mi aiutano a trasformare in una guida eno-gastronomico-paesaggistica al Salento (vale a dire in qualcosa di più bello ed utile) quel capolavoro di idiozia ed inutilità che è questo post ;-)
    Sono contento che abbiate passato delle belle vacanze; tra un po’ però toccherà anche a me (in Trinacria)

    # 36 · Commento pubblicato il 18 agosto 2008 alle 12:53 · Torna al post ↩
  37. Demart:

    Per curiosità, dove hai trovato la figura che hai messo a illustrare questo post? In un saggio di critica letteraria o altrove?

    # 37 · Commento pubblicato il 18 agosto 2008 alle 14:08 · Torna al post ↩
  38. il Gambero Rotto:

    La rappresentazione grafica del Finnegans Wake è tratta da Vision in Motion, opera–manifesto di László Moholy-Nagy (Paul Theobald, Chicago 1947). Il libro non è purtroppo in mio possesso, e la memoria non mi soccorre: devo averla vista per la prima volta su qualche catalogo–antologia del Bauhaus. L’immagine da me usata proviene invece da qualche meandro della Rete.

    # 38 · Commento pubblicato il 19 agosto 2008 alle 13:21 · Torna al post ↩

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