Grande è, come noto, la mia personale riconoscenza nei confronti di Sandro Bondi, già Ministro dei Beni Culturali. La decina di post da me dedicatigli e – soprattutto – il Bondolizer, oltre ad avermi conferito una certa dubbia notorietà (si veda al proposito qui, qui e qui), continuano – con mia immutata sorpresa – a costituire motivo di interesse nei confronti di questo semiabbandonato blog, cui tuttora garantiscono visite e sopravvivenza. In barba ai mancati aggiornamenti, da me ripetutamente promessi e sempre rimandati.
«Contrordine, compagno!»
Sandro Bondi e la “democrazia dal basso”
Alla luce del fresco successo delle liste del Movimento Cinque Stelle, delle candidature decise dalle primarie piuttosto che nel tinello di casa D’Alema, della Lega Nord proverbialmente radicata nel territorio – qualunque cosa ciò significhi – prepotenti sono le novità che si affacciano alla ribalta della politica italiana. Inequivocabile e inusitata, infatti, la risolutezza con cui l’elettorato resistente alle sirene dell’astensionismo ha voluto punire l’autoreferenzialità di certa politica, troppo lontana dai cittadini, dai loro bisogni e financo dai luoghi in cui essi si scambiano e si formano opinioni, come la Rete e i suoi social network.
Ecco così farsi strada, tra i partiti intenzionati a sopravvivere – del PD non è dato sapere – la consapevolezza dell’urgenza di più o meno robuste iniezioni di democrazia dal basso, formula mediatica con cui ritengo si voglia indicare una certa permeabilità dei movimenti politici alle istanze degli estranei alla Casta.
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