A proposito di… CdL

Promemoria

Datemi una m, datemi una a, datemi una f…

Come esimersi, di questi tempi, dal proporre diagnosi e terapie per la cronica malattia che, frenando lo sviluppo dell’Italia, rischia di precipitarla in una grave recessione? Il debito pubblico ha mille cause strutturali che ognuno, a seconda della propria sensibilità e dei propri riferimenti ideologici, ritiene di volta in volta di poter individuare ora nel sistema previdenziale, ora nel pubblico impiego, nella massiccia evasione fiscale (indubitabilmente) o nel filetto di manzo Kobe servito a 2 euro al ristorante del Senato.

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5 ricette per uscire dalla crisi

Notarella sulla crisi phinanziaria

Liu Xiaofang, “I remember”

Certo di stupirvi, devo confessarvi di aver dovuto, complice la crisi, rivedere al ribasso alcuni dei miei antichi capisaldi ideologici. Più di un indizio mi spinge infatti a dubitare dell’imminenza di abolizione della proprietà privata, comunanza dei mezzi di produzione e dissoluzione dello Stato, suggerendomi prospettive ed orizzonti più strettamente legati all’immediata contingenza. Forte della mia preparazione in campo finanziario, è all’attuale volatile congiuntura economica che vado brevemente a dedicarmi, per l’urgenza di mettervi a parte delle conclusioni del mio elucubrare: stanno lavorando per noi, e questo è il migliore dei mondi possibili.

Diagnosi

I mercati, prevedendo una nuova recessione, tendono a punire i titoli dei Paesi ad elevato debito sovrano e basso tasso di crescita.

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Sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra

Scriviglielo su Facebook, avessi mai dubbî

Con l’approssimarsi dei ballottaggî, volge finalmente al termine quest’estenuante tornata elettorale amministrativa. Della quale è forse prematuro – perlomeno per scaramanzia – voler già trarre dei dati certi, fatta eccezione per il dimezzamento delle preferenze personali ottenute dal Cav. in quel di Milano e per il contestuale buon risultato al primo turno di Pisapia. Che non fa che confermare come – a livello locale – il centrosinistra se la possa sempre giocare, in barba allo strapotere mediatico e finanziario dell’avversario, ove abbia cura di adottare ancorché minimi accorgimenti. Tra i quali la pur doverosa scelta di un candidato presentabile non riveste certo minor importanza del riuscire a contenere – con le buone od a bastonate, si rendessero queste necessarie – l’interventismo autodistruttivo degli stucchevoli deuteragonisti Veltroni-D’Alema.
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«Ottimo lavoro, Signori»

Forse possiamo cavarcela

The Wolf: «Well, let's not start sucking each other's dicks quite yet.» (Pulp Fiction)

La prima fase è completata. Il che ci porta alla seconda: finire di pulire Milano. Bando ai trionfalismi. Che, è dimostrato, portan pure sfiga: testa bassa, gesti apotropaici e – soprattutto – occhi ben aperti.

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Primo firmatario: Holzmann Giorgio

La libertà che hanno in mente

Sandro Bondi e Giorgio Holzmann

Era un po’ che volevo tornare ad occuparmi di questo blog. È prima del previsto che mi accingo a farlo, vuoi per esprimere pubblica solidarietà ad un amico, vuoi per contribuire a dare il dovuto risalto ad un’iniziativa del deputato bolzanino Giorgio Holzmann (PdL). Del quale, peraltro, mai avrei pensato dovermi occupare. Né tantomeno voluto.

È di un’interrogazione parlamentare a risposta scritta al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che si parla, presentata dall’onorevole Holzmann il 27 aprile 2011, per chiedere «se e quali iniziative di competenza il Ministro intenda adottare […] per un comportamento ad avviso dell’interrogante così scorretto e diseducativo» nei confronti di un insegnante di Trento, il combattivo Gianluca Trotta, reo di aver espresso sul suo blog personale (qui un resoconto) opinioni fortemente negative sull’operato del ministro Mariastella Gelmini, dell’attuale compagine di governo e di taluni esponenti del centrodestra bolzanino.

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«Contrordine, compagno!»

Sandro Bondi e la “democrazia dal basso”

Sandro Bondi comunista
Novembre 1990: Sandro Bondi, con tanto di foulard rosso al collo,
in occasione di una manifestazione del P.C.I. a Roma

Alla luce del fresco successo delle liste del Movimento Cinque Stelle, delle candidature decise dalle primarie piuttosto che nel tinello di casa D’Alema, della Lega Nord proverbialmente radicata nel territorio – qualunque cosa ciò significhi – prepotenti sono le novità che si affacciano alla ribalta della politica italiana. Inequivocabile ed inusitata, infatti, la risolutezza con cui l’elettorato resistente alle sirene dell’astensionismo ha voluto punire l’autoreferenzialità di certa politica, troppo lontana dai cittadini, dai loro bisogni e financo dai luoghi in cui essi si scambiano e si formano opinioni, come la Rete ed i suoi social network.

Ecco così farsi strada, tra i partiti intenzionati a sopravvivere – del PD non è dato sapere – la consapevolezza dell’urgenza di più o meno robuste iniezioni di democrazia dal basso, formula mediatica con cui ritengo si voglia indicare una certa permeabilità dei movimenti politici alle istanze degli estranei alla Casta.
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Trasmissione a reti unificate. Reloaded

Feltri sa cosa ho fatto l’estate scorsa…

Monoscopio RAI

Flusso di pensieri (addormentati) sullo speciale di Porta a Porta

Bando alla modestia. Visto che non me lo dice nessuno, è tempo che lo rimarchi io: sono – e di gran lunga – il miglior blogger che il mio condominio abbia conosciuto. Almeno fino all’arrivo di Leopold Ezechiel III, l’alano del vicino, cui invidio il nitore della prosa (1). L’invero scarsa diffusione della banda larga ai tempi dell’Impero Austriaco rende poi non del tutto peregrino far risalire l’inizio della mia supremazia a ben oltre la fatidica soglia dei 150 anni, quella che contrassegna il destino dei veri Grandi.

Applausi registràti.

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Il generatore di poesie di Sandro Bondi

Automated “Bond River Anthology”

Giardino delle delizie

Si conclude la mia trilogia dedicata al mite Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali con la passione per la poesia. Vi ho presentato un’antologia delle sue liriche più riuscite, mi sono preoccupato per una certa stasi creativa nella poetica del Nostro: pur consapevole della modestia dei miei mezzi, grande è la mia lietezza di aver potuto dare un contributo alla maggior conoscenza di una voce di tanto possente ispirazione.

Perché tornare sul tema? A spingermi è il timore che il nuovo ruolo di ministro – certo più impegnativo di quello di coordinatore di Forza Italia – possa togliere a Bondi troppo del tempo che ha finora così proficuamente potuto dedicare alla poesia. Come faremmo senza la nostra pillola settimanale di poetica bondiana? L’attesa del prossimo numero di Vanity Fair è di per sé abbastanza estenuante; l’idea che possa protrarsi per periodi più lunghi è francamente inaccettabile.

Ho pertanto pensato bene di rendere un servizio di pubblica utilità a tutti gli ammiratori del Bardo di Fivizzano, imponendo al potente Dipartimento Informatico de il Gambero Rotto di programmare un generatore automatico di poesie nello stile di Sandro Bondi. Una grande sfida, uno sforzo immane (ha infatti richiesto quasi un’ora di lavoro), il cui risultato vado ora a presentarvi.

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Sandro Bondi: un poeta ai Beni Culturali

Quando l’immaginazione torna al potere

Fiore decorativo

Sandro “James” Bondi da Fivizzano è di nuovo sulla cresta dell’onda. Trionfalmente assiso sul suo scranno (di maggioranza) al Senato, ministro in pectore dei Beni Culturali ed Ambientali, oggetto di voci dal sen di Palazzo fuggite che lo vorrebbero protagonista di liaisons dangereuses tra Palazzo Madama e Montecitorio, tra Liguria e Piemonte.

Tra tante faccende affaccendato, il Bondi non ha però abbandonato la sua attività di raffinato poeta. Ce ne compiacciamo. Riprendiamo da Versi diversi, la rubrica cult di Vanity Fair, la lirica dedicata da Bondi al recente trionfo elettorale di “unmetroesettantuno”.

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«I have a dream»

Ve lo do io il programma elettorale

Vota Antonio La Trippa

Inchiodato a casa da un feroce mal di schiena, ho deciso di approfittarne per dare una veloce rilettura ai programmi dei partiti e degli schieramenti in lizza per le ormai imminenti elezioni politiche del 13 aprile. Uscendone – se possibile – ulteriormente sconfortato.

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Torna in lizza la DC di Giuseppe Pizza

Tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo

DC, UDC ed ancora DC

Finalmente una buona notizia. Il Consiglio di Stato ha infatti riammesso alle elezioni politiche del 13 aprile la DC di Giuseppe Pizza, precedentemente esclusa dall’agone elettorale per l’eccessiva – a detta dell’ufficio centrale elettorale della Cassazione – somiglianza tra il suo simbolo (lo scudo crociato) e quello dell’UDC di Pier Ferdinando Casini.

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Anagrammando «in Libertà»

Popolo o Partito: ampliamo l’offerta?

Popolo della Libertà ?

«Il Popolo della Libertà», riversatosi a milioni ai gazebo di Forza Italia (su cui campeggiava un curioso Berlusconi a pugno chiuso), ha infine fatto la sua scelta, affermando con decisione la propria identità di “popolo”, estraneo alle gabole ed ai magheggi dei «parrucconi della politica».

Va per onestà detto che la scelta del nome di battesimo della nuova formazione politica, da effettuarsi tra «Il Popolo della Libertà» ed «Il Partito della Libertà», ha ricordato ai maligni ed agli invidiosi quella – peraltro annosa – tra zuppa e pan bagnato. Perché non «Popolo in Libertà», «Libero Popolo in libero Partito» o «Partito della Libertà del Popolo»? Siamo in molti a ritenere che si potesse senz’altro proporre un’alternativa meno limitante. Non sta certo a me che – come noto – ad altre fazioni appartengo, immischiarmi e suggerire alcunché.

Le parole nascondono però spesso più verità di quanto non appaia a prima vista: lasciamo all’anagrammatica (o all’anagrammatismo che dir si voglia) il compito di suggerire altre possibili denominazioni per l’ultima creatura del Cav.

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Sandro Bondi poeta. Un’antologia.

Quando l’immaginazione è all’opposizione

Angelo berlinese

Fa specie constatare come, nella sua implacabile e rigorosa opera di disvelamento dei crimini commessi dai comunisti italiani nel più o meno immediato dopoguerra, Giampaolo Pansa abbia finora colpevolmente voluto ignorarne uno dei più cruenti ed efferati: le poesie di Sandro Bondi.

Già militante del P.C.I., per il quale fu anche sindaco di Fivizzano (MS), il Bondi è da tempo approdato ad altri lidi. Non è qui che si discuterà della sua abiura del marxismo: il fatto che alle feste de L’Unità venisse immancabilmente scambiato per una triglia e servito alla livornese non sembra però del tutto estraneo alla radicale svolta politica del Nostro.

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